Il Giro delle Fiandre 2026 arriva in un momento in cui la primavera del Nord ha già detto molte cose. Le classiche di avvicinamento hanno costruito gerarchie abbastanza chiare: c'è un corridore che domina la scena con una continuità impressionante, ci sono pretendenti seri che hanno dimostrato di poter competere ai vertici, e ci sono alcune incognite che domenica troveranno risposta in un modo o nell'altro. Capire chi ha davvero i mezzi per vincere il Fiandre nel 2026 significa mettere insieme tutto quello che la primavera ha mostrato finora.
Van der Poel: dopo l'E3 il peso è tutto lì
Mathieu van der Poel è il nome attorno a cui ruota ogni ragionamento. Non perché sia automaticamente imbattibile, ma perché quello che ha mostrato all'E3 Saxo Classic — partendo da lontano, lasciando il gruppo indietro in un momento in cui la corsa sembrava ancora aperta — è esattamente il tipo di superiorità che sui muri del Fiandre può diventare definitiva. Non è la prima volta che vince l'E3 e poi si presenta al Fiandre da favorito assoluto. È un corridore che conosce questo tipo di pressione e che negli ultimi anni ha dimostrato di saperla trasformare in prestazione.
La domanda non è se Van der Poel possa vincere, ma se qualcuno riesca davvero a tenergli testa nei tratti decisivi. Sulla carta ha tutto: la squadra Alpecin-Premier Tech che sa come costruire le classiche, la condizione che ha mostrato in primavera e una lettura tattica del Fiandre che viene da anni di corse vinte e perse su queste strade. Se lunedì si cerca il favorito numero uno, la risposta rimane lui.
Wout van Aert: il Fiandre è sempre il suo terreno
Wout van Aert è il corridore che non va mai davvero escluso quando si parla di classiche del Nord. Visma-Lease a Bike sa come preparare i suoi per questi appuntamenti, e Van Aert ha dimostrato più volte di poter correre sul podio del Fiandre anche nelle stagioni in cui non era considerato il primo nome. Il duello con Van der Poel è uno dei fili narrativi più longevi del ciclismo contemporaneo, e domenica torna su un terreno che li ha già visti protagonisti di finali memorabili.
Il punto debole di Van Aert al Fiandre è quasi sempre lo stesso: arriva forte ma raramente riesce a rispondere al primo allungo davvero alto dell'avversario. Se Van der Poel scatta sui muri come ha fatto all'E3, l'interrogativo è se questa volta riesca a stargli a ruota o se si trovi di nuovo a inseguire da una posizione complicata.
Pogačar: il fuori categoria che ha già vinto la Sanremo
Tadej Pogačar è una variabile difficile da inserire in qualsiasi schema. Ha vinto la Milano-Sanremo 2026, e lo ha fatto nel modo suo: prendendo la corsa in mano quando ha deciso lui, non quando la situazione sembrava ideale. Il Fiandre è un terreno diverso — più ripetuto, più duro sul volume, meno adatto a un attacco da lontano come sulla Cipressa — ma Pogačar è già salito sul podio del Fiandre in passato e non arriverà domenica con una condizione da incognita. L'unica vera questione è quanto energia voglia spendere in questa parte del calendario, sapendo che il Giro d'Italia è già all'orizzonte.
Jasper Philipsen: il Fiandre è un discorso diverso dalla Gent-Wevelgem
Philipsen ha vinto la Gent-Wevelgem 2026 e prima ancora il Nokere Koerse. La sua primavera è solida. Ma il Fiandre pone domande diverse rispetto alla Gent-Wevelgem: là basta restare vivi e arrivare con le gambe; qui serve qualcosa di più. Sulle ultime rampe del Paterberg e del Koppenberg il tipo di accelerazione richiesta è diversa da quella di un finale da sprinter resistente.
Non è un corridore da escludere — ha già dimostrato di essere più completo di un puro velocista — ma per lui la vittoria al Fiandre richiederebbe un finale con ancora molti rivali presenti. Se invece la corsa esplode presto e arriva a un numero ristretto di corridori sui muri finali, le sue probabilità calano sensibilmente.
Tom Pidcock: la vittoria a Superga rimane un segnale
Tom Pidcock ha vinto la Milano-Torino 2026 davanti a Johannessen e Roglič. Non è un risultato da classiche del Nord, ma è la conferma che la condizione c'è. Pidcock sulle classiche fiamminghe ha già mostrato di poter stare nella testa della corsa — è il tipo di corridore esplosivo, leggero e lucido tatticamente che il Fiandre storicamente premia. La domanda è quanto sia ancora nel mezzo del suo picco dopo una stagione già densa, e se la squadra riesca a costruirgli la condizione giusta per la domenica.
I corridori da non sottovalutare
Per Strand Hagenes ha chiuso secondo all'E3 e ha dimostrato di poter stare con i migliori nei finali duri. È giovane, non ha ancora vinto una grande classica, ma domenica si presenta con un risultato di peso fresco in tasca. Florian Vermeersch, terzo all'E3, è un corridore da Fiandre per caratteristiche fisiche e mentali: lungo, resistente, capace di reggere il ritmo più alto. Christophe Laporte ha chiuso terzo alla Gent-Wevelgem e resta uno dei corridori più costanti di questa parte di stagione.
Da tenere d'occhio anche Mads Pedersen, che su queste strade non è mai un nome da ignorare, e qualunque uomo di Soudal-QuickStep che riesca ad arrivare integro ai muri finali — la squadra belga sa sempre come costruire le classiche in casa.
Remco Evenepoel: la caduta alla Volta cambia le carte
Evenepoel era tra i nomi attesi prima che la Volta a Catalunya si mettesse di traverso. La caduta nella terza tappa e il ritiro successivo hanno cambiato il quadro della sua primavera. Non è ancora chiaro se sarà al via domenica e in che condizione, ma anche una sua presenza a metà forza cambierebbe i calcoli tattici di diverse squadre. Soudal-QuickStep dovrà decidere come impostare la propria gara con o senza di lui in testa.
Come potrebbe andare la corsa
Il Fiandre 2026 ha i presupposti per una corsa che si apre presto. Van der Poel è il tipo di corridore che non aspetta — se la condizione è quella dell'E3, è possibile che acceleri sui muri già prima dell'ultimo giro. Il problema per tutti gli altri è che seguirlo in quel momento richiede una risposta immediata: chi arriva ai muri finali con ancora qualcosa in corpo può sperare di restare con lui; chi ha speso troppo prima, no.
Lo scenario alternativo è quello in cui le squadre dei principali rivali riescono a tenere la corsa più compatta fino al Paterberg e al Kwaremont finale, cercando di arrivare in un gruppo ridotto dove anche Pogačar e Van Aert possano dire la loro. In quel caso la gara diventa molto più aperta. Ma costringere Van der Poel a giocare di squadra invece che di gamba è sempre un piano difficile da eseguire.