Bici da corsa

Giro delle Fiandre 2026: favoriti, analisi e chi può battere Van der Poel

1 April 2026 Redazione Bicitalk 6 min lettura

Il Giro delle Fiandre 2026 arriva in un momento in cui la primavera del Nord ha già detto molte cose. Le classiche di avvicinamento hanno costruito gerarchie abbastanza chiare: c'è un corridore che domina la scena con una continuità impressionante, ci sono pretendenti seri che hanno dimostrato di poter competere ai vertici, e ci sono alcune incognite che domenica troveranno risposta in un modo o nell'altro. Capire chi ha davvero i mezzi per vincere il Fiandre nel 2026 significa mettere insieme tutto quello che la primavera ha mostrato finora.

Van der Poel: dopo l'E3 il peso è tutto lì

Mathieu van der Poel è il nome attorno a cui ruota ogni ragionamento. Non perché sia automaticamente imbattibile, ma perché quello che ha mostrato all'E3 Saxo Classic — partendo da lontano, lasciando il gruppo indietro in un momento in cui la corsa sembrava ancora aperta — è esattamente il tipo di superiorità che sui muri del Fiandre può diventare definitiva. Non è la prima volta che vince l'E3 e poi si presenta al Fiandre da favorito assoluto. È un corridore che conosce questo tipo di pressione e che negli ultimi anni ha dimostrato di saperla trasformare in prestazione.

La domanda non è se Van der Poel possa vincere, ma se qualcuno riesca davvero a tenergli testa nei tratti decisivi. Sulla carta ha tutto: la squadra Alpecin-Premier Tech che sa come costruire le classiche, la condizione che ha mostrato in primavera e una lettura tattica del Fiandre che viene da anni di corse vinte e perse su queste strade. Se lunedì si cerca il favorito numero uno, la risposta rimane lui.

Wout van Aert: il Fiandre è sempre il suo terreno

Wout van Aert è il corridore che non va mai davvero escluso quando si parla di classiche del Nord. Visma-Lease a Bike sa come preparare i suoi per questi appuntamenti, e Van Aert ha dimostrato più volte di poter correre sul podio del Fiandre anche nelle stagioni in cui non era considerato il primo nome. Il duello con Van der Poel è uno dei fili narrativi più longevi del ciclismo contemporaneo, e domenica torna su un terreno che li ha già visti protagonisti di finali memorabili.

Il punto debole di Van Aert al Fiandre è quasi sempre lo stesso: arriva forte ma raramente riesce a rispondere al primo allungo davvero alto dell'avversario. Se Van der Poel scatta sui muri come ha fatto all'E3, l'interrogativo è se questa volta riesca a stargli a ruota o se si trovi di nuovo a inseguire da una posizione complicata.

Pogačar: il fuori categoria che ha già vinto la Sanremo

Tadej Pogačar è una variabile difficile da inserire in qualsiasi schema. Ha vinto la Milano-Sanremo 2026, e lo ha fatto nel modo suo: prendendo la corsa in mano quando ha deciso lui, non quando la situazione sembrava ideale. Il Fiandre è un terreno diverso — più ripetuto, più duro sul volume, meno adatto a un attacco da lontano come sulla Cipressa — ma Pogačar è già salito sul podio del Fiandre in passato e non arriverà domenica con una condizione da incognita. L'unica vera questione è quanto energia voglia spendere in questa parte del calendario, sapendo che il Giro d'Italia è già all'orizzonte.

Jasper Philipsen: il Fiandre è un discorso diverso dalla Gent-Wevelgem

Philipsen ha vinto la Gent-Wevelgem 2026 e prima ancora il Nokere Koerse. La sua primavera è solida. Ma il Fiandre pone domande diverse rispetto alla Gent-Wevelgem: là basta restare vivi e arrivare con le gambe; qui serve qualcosa di più. Sulle ultime rampe del Paterberg e del Koppenberg il tipo di accelerazione richiesta è diversa da quella di un finale da sprinter resistente.

Non è un corridore da escludere — ha già dimostrato di essere più completo di un puro velocista — ma per lui la vittoria al Fiandre richiederebbe un finale con ancora molti rivali presenti. Se invece la corsa esplode presto e arriva a un numero ristretto di corridori sui muri finali, le sue probabilità calano sensibilmente.

Tom Pidcock: la vittoria a Superga rimane un segnale

Tom Pidcock ha vinto la Milano-Torino 2026 davanti a Johannessen e Roglič. Non è un risultato da classiche del Nord, ma è la conferma che la condizione c'è. Pidcock sulle classiche fiamminghe ha già mostrato di poter stare nella testa della corsa — è il tipo di corridore esplosivo, leggero e lucido tatticamente che il Fiandre storicamente premia. La domanda è quanto sia ancora nel mezzo del suo picco dopo una stagione già densa, e se la squadra riesca a costruirgli la condizione giusta per la domenica.

I corridori da non sottovalutare

Per Strand Hagenes ha chiuso secondo all'E3 e ha dimostrato di poter stare con i migliori nei finali duri. È giovane, non ha ancora vinto una grande classica, ma domenica si presenta con un risultato di peso fresco in tasca. Florian Vermeersch, terzo all'E3, è un corridore da Fiandre per caratteristiche fisiche e mentali: lungo, resistente, capace di reggere il ritmo più alto. Christophe Laporte ha chiuso terzo alla Gent-Wevelgem e resta uno dei corridori più costanti di questa parte di stagione.

Da tenere d'occhio anche Mads Pedersen, che su queste strade non è mai un nome da ignorare, e qualunque uomo di Soudal-QuickStep che riesca ad arrivare integro ai muri finali — la squadra belga sa sempre come costruire le classiche in casa.

Remco Evenepoel: la caduta alla Volta cambia le carte

Evenepoel era tra i nomi attesi prima che la Volta a Catalunya si mettesse di traverso. La caduta nella terza tappa e il ritiro successivo hanno cambiato il quadro della sua primavera. Non è ancora chiaro se sarà al via domenica e in che condizione, ma anche una sua presenza a metà forza cambierebbe i calcoli tattici di diverse squadre. Soudal-QuickStep dovrà decidere come impostare la propria gara con o senza di lui in testa.

Come potrebbe andare la corsa

Il Fiandre 2026 ha i presupposti per una corsa che si apre presto. Van der Poel è il tipo di corridore che non aspetta — se la condizione è quella dell'E3, è possibile che acceleri sui muri già prima dell'ultimo giro. Il problema per tutti gli altri è che seguirlo in quel momento richiede una risposta immediata: chi arriva ai muri finali con ancora qualcosa in corpo può sperare di restare con lui; chi ha speso troppo prima, no.

Lo scenario alternativo è quello in cui le squadre dei principali rivali riescono a tenere la corsa più compatta fino al Paterberg e al Kwaremont finale, cercando di arrivare in un gruppo ridotto dove anche Pogačar e Van Aert possano dire la loro. In quel caso la gara diventa molto più aperta. Ma costringere Van der Poel a giocare di squadra invece che di gamba è sempre un piano difficile da eseguire.