Il Giro d’Italia 2026 sta offrendo parecchio materiale interessante anche fuori dalla classifica. Nei giorni di riposo e nelle zone bus iniziano a emergere dettagli molto concreti sulle bici dei corridori, e due esempi raccontano meglio di tanti comunicati dove sta andando la bici da corsa professionistica: la Trek Madone SLR Gen 8 di Giulio Ciccone e la Cervélo S5 di Jonas Vingegaard.
Non sono due bici uguali, e i corridori non hanno lo stesso ruolo. Ciccone è un attaccante da salita e tappe mosse, Vingegaard è il riferimento assoluto per la classifica generale. Però le loro scelte tecniche convergono su punti molto chiari: bici aero anche quando la strada sale, rapporti enormi davanti ma cassetta 10-36 dietro, gomme intorno ai 28-30 mm, ruote sempre più larghe e una cura maniacale per posizione, attriti e peso reale. Il messaggio è semplice: nel ciclismo moderno non esiste più la bici “da salita” nel senso vecchio del termine.
Due bici, una direzione comune
La Trek di Ciccone parte dal telaio Madone SLR Gen 8, quindi dalla piattaforma più leggera e raffinata di casa Trek, costruita in carbonio OCLV 900. La bici vista al Giro usa una colorazione full black Matte Deep Smoke, indicata come una delle finiture Project One più leggere. Il dato interessante non è solo estetico: quando una squadra sceglie una vernice più leggera per alcuni uomini, vuol dire che anche poche decine di grammi restano importanti, ma non abbastanza da sacrificare aerodinamica e integrazione.
La Cervélo S5 di Vingegaard va ancora più dritta sul concetto aero. Cervélo ha in gamma anche la R5, più leggera e tradizionalmente associata alla montagna, ma il danese e Visma-Lease a Bike continuano a usare quasi sempre la S5. La scelta è significativa: se il corridore più forte in salita del Giro preferisce l’aero anche nelle tappe dure, significa che il peso non è più il primo filtro tecnico. Conta il sistema completo: telaio, posizione, ruote, gomme, borracce, velocità media di gara.
Scheda comparativa
| Voce | Trek Madone di Ciccone | Cervélo S5 di Vingegaard |
|---|---|---|
| Telaio | Trek Madone SLR Gen 8, OCLV 900, taglia M | Cervélo S5, taglia 51 |
| Impostazione | Aero-leggera, con grafica full black leggera | Aero pura, usata anche in montagna |
| Gruppo | SRAM Red AXS | SRAM Red AXS |
| Rapporti | 54-41 anteriore, 10-36 posteriore | 54-41 anteriore, 10-36 posteriore |
| Pedivelle | 172,5 mm | 160 mm |
| Ruote | Bontrager Aeolus RSL non ancora in commercio, raggi in carbonio | Reserve 42|49 SL, alternative 34|37 o 57|64 secondo tappa |
| Gomme | Pirelli P Zero Race TLR SL-R 700×28 | Vittoria Corsa Pro TLR 30 mm ant., 29 mm post. |
| Pressioni indicate | 4,8 bar ant. / 5 bar post. | circa 4 bar |
| Peso bici | circa 7 kg | poco sopra 7 kg |
Il rapporto 54-41 con 10-36 è ormai lo standard dei corridori forti
Il punto più interessante è che entrambe le bici usano la stessa logica di rapporti: 54-41 davanti e 10-36 dietro. A prima vista può sembrare una combinazione estrema, soprattutto per corridori che devono affrontare salite lunghe. In realtà è molto razionale. Il 54 abbinato al 10 permette di pedalare forte nei tratti veloci senza esaurire sviluppo metrico. Il 41 con il 36 dietro consente invece una cadenza ancora gestibile sulle pendenze dure.
Il vecchio schema “corone piccole per la montagna, cassette strette per i professionisti” non descrive più il gruppo. Con le trasmissioni moderne a 12 velocità, i corridori possono usare corone anteriori grandi senza rinunciare a un rapporto agile. Il 10-36 SRAM Red è diventato una specie di cassetta totale: abbastanza lunga per salire, abbastanza veloce per correre sempre sopra ritmo. Il compromesso è nella spaziatura, ma a questi livelli la priorità è coprire tutti gli scenari senza cambiare bici o gruppo tra una tappa e l’altra.
Pedivelle: Ciccone resta lungo, Vingegaard accorcia
Le pedivelle raccontano invece due scuole diverse. Ciccone usa 172,5 mm, una misura ancora classica per un corridore della sua statura. Vingegaard usa 160 mm, molto corte per gli standard tradizionali, anche se ormai la tendenza è evidente in tutto il WorldTour. SRAM ha allargato l’offerta di pedivelle corte proprio perché molti professionisti stanno cercando posizioni più chiuse, più aerodinamiche e più facili da sostenere ad alta cadenza.
La pedivella corta non è una moda automatica. Riduce il raggio della pedalata, può facilitare una posizione più bassa e chiusa, e spesso aiuta a mantenere fluidità quando il busto è molto inclinato. Ma cambia anche la sensazione di spinta e richiede adattamento. Il fatto che Ciccone resti su 172,5 mm è utile perché ricorda una cosa spesso dimenticata: i professionisti non copiano tutti la stessa soluzione. La posizione è personale, e la scelta corretta è quella che consente di produrre potenza in modo ripetibile.
Ruote: la parte più interessante del Giro
Le ruote della Trek di Ciccone sono probabilmente il dettaglio più caldo. BiciDaStrada le ha identificate come Bontrager Aeolus RSL non ancora in commercio, con raggi in carbonio, mozzi riprogettati e cuscinetti Tripeak. Il cerchio appare più largo e più bombato rispetto alla generazione attuale. Anche se il canale interno dovrebbe scendere da 23 a circa 22 mm, la forma esterna sembra andare nella direzione che oggi domina: più stabilità aerodinamica, migliore integrazione con pneumatici larghi e minore sensibilità al vento laterale.
La S5 di Vingegaard usa invece Reserve 42|49 SL come set intermedio più ricorrente, con alternative 34|37 SL per tappe più dure e 57|64 SL per giornate veloci. Le 42|49 SL sono molto interessanti perché non differenziano solo l’altezza, ma anche le larghezze: 25,4 mm interni e 34,4 mm esterni davanti, 24,8 mm interni e 32,1 mm esterni dietro. È una ruota pensata per far lavorare la gomma anteriore in modo più stabile e aerodinamicamente pulito, lasciando dietro un profilo più profondo e veloce.
La direzione è chiara: il futuro non è solo “profilo più alto”. È profilo differenziato, larghezza differenziata, raggi in carbonio, mozzi più raffinati, ruota progettata intorno a gomme reali da 28-30 mm. La ruota non è più un accessorio; è parte del telaio esteso.
Gomme larghe, ma con filosofie diverse
Ciccone monta Pirelli P Zero Race TLR SL-R da 28 mm, con pressioni relativamente alte per il peso indicato, circa 58-60 kg: 4,8 bar davanti e 5 bar dietro. È una scelta che fa capire quanto contino sensazioni personali e risposta della bici. In un momento in cui tutti parlano di pressioni sempre più basse, un professionista può comunque preferire un setting più sostenuto se lo trova più preciso in curva, più reattivo nei rilanci o più coerente con le ruote usate.
Vingegaard è ancora più interessante: Vittoria Corsa Pro TLR da 30 mm davanti e 29 mm dietro, con pressione indicata intorno ai 4 bar. La differenza tra anteriore e posteriore può sembrare strana, ma ha una logica possibile. Davanti la gomma deve lavorare con la ruota più larga e influenzare molto la stabilità e l’aerodinamica. Dietro il carico è maggiore, ma il cerchio ha larghezza diversa e la scelta può essere frutto di test interni su scorrevolezza, forma reale della gomma e feeling.
La bici da salita è morta?
No, ma è cambiata. La bici da salita pura ha ancora senso su percorsi estremi, per corridori molto leggeri o quando il peso diventa davvero il vincolo principale. Però al Giro 2026 stiamo vedendo un’altra gerarchia: prima aerodinamica e posizione, poi ruote adatte al percorso, poi peso. Se una Madone o una S5 stanno appena sopra i 7 kg, il vantaggio di una bici più leggera ma meno aero si restringe molto, soprattutto quando le salite sono precedute da ore di pianura, discese veloci, valloni e finali corsi a media altissima.
Per gli amatori la lezione non è “comprate tutti una aero da WorldTour”. La lezione è più utile: non valutare una bici solo dal peso dichiarato. Una bici moderna funziona se telaio, posizione, ruote, gomme e rapporti lavorano insieme. Un set di ruote largo con gomme da 28-30 mm può dare più beneficio reale di 200 grammi risparmiati. Un rapporto 10-36 può rendere più sfruttabile una bici veloce. Una posizione sostenibile può valere più di un telaio estremo.
Cosa possiamo portarci a casa
La Trek Madone di Ciccone e la Cervélo S5 di Vingegaard sono bici da professionisti, quindi non vanno lette come ricette da copiare al millimetro. Però indicano la direzione del mercato alto: bici aero leggere, gruppi elettronici con rapporti molto ampi, gomme larghe ma scelte in modo fine, ruote sempre più integrate con la sezione reale dello pneumatico, manutenzione della trasmissione curata anche con ceratura a caldo.
Il dettaglio più importante è forse questo: i pro non cercano più la bici “specializzata” in senso semplice. Cercano una piattaforma totale, poi la adattano con ruote, gomme, pressione e posizione. È qui che il materiale del Giro diventa interessante anche per chi non corre il Giro: non perché possiamo usare 54×10 a 60 all’ora, ma perché possiamo capire meglio quali scelte tecniche stanno diventando davvero centrali.