La crisi di Giulio Pellizzari non è più solo una brutta giornata da archiviare. Dopo Carì e Andalo, il Giro del marchigiano è cambiato natura: non è più la corsa del giovane italiano che può restare agganciato al podio, ma quella di un corridore che deve capire in fretta se ha ancora energia, lucidità e libertà tattica per lasciare un segno nell’ultima settimana.
Il punto di rottura è arrivato sulla tappa 16, verso Carì. Cyclingnews ha ricostruito un dettaglio quasi crudele: Red Bull-BORA-hansgrohe stava facendo ritmo davanti per mettere pressione agli avversari, ma il primo a saltare è stato proprio Pellizzari. Il distacco finale, circa 18 minuti da Jonas Vingegaard, ha cancellato di colpo la sua corsa di classifica. Il giorno dopo, nella tappa verso Andalo, la situazione non è tornata indietro: Pellizzari è rimasto lontano dai movimenti importanti e nella classifica giovani è scivolato a 16’55” da Afonso Eulálio.
Il problema non è solo il tempo perso
Nel ciclismo di tre settimane perdere tanto in una giornata può capitare. Il problema è il contesto. Pellizzari era arrivato al Giro con un carico enorme: vittoria al Tour of the Alps, ruolo da co-leader con Jai Hindley, aspettative italiane, maglia bianca come obiettivo realistico e podio come sogno non più folle. Dopo Pila sembrava ancora dentro il discorso nobile. Dopo Carì, invece, il quadro si è ribaltato.
La domanda ora è se si tratti di una crisi fisica, di una giornata sbagliata o del conto presentato da una stagione già molto intensa. La risposta probabilmente sta in mezzo. Pellizzari non è sparito perché non ha qualità: è saltato perché il Giro ha alzato il livello proprio quando il suo corpo sembrava chiedere il conto. E quando succede nella terza settimana, recuperare non è mai automatico.
Cosa può fare oggi
La tappa 18, Fai della Paganella-Pieve di Soligo, non è la giornata ideale per una resurrezione da scalatore puro. È una tappa nervosa, con il Muro di Ca’ del Poggio a 9 chilometri dall’arrivo e un finale da attaccanti, non una montagna lunga dove misurare i watt. Però proprio per questo può diventare utile: se Pellizzari non ha più la pressione della classifica, può iniziare a correre in modo diverso.
Entrare in una fuga, aiutare Hindley, provare a ritrovare sensazioni prima di Alleghe e Piancavallo: sono obiettivi meno vistosi del podio, ma più realistici. Il suo Giro non è da buttare. È da ripensare. E a 22 anni, anche una crisi può diventare una lezione importante se non viene nascosta dietro frasi di circostanza.