Brandon McNulty è il nuovo campione del mondo di ciclismo su strada. Lo statunitense ha vinto in solitaria la prova élite uomini di Montréal del 27 settembre 2026, chiudendo in 6 ore 17 minuti e 4 secondi. Michael Matthews ha conquistato l’argento a 13 secondi, battendo nello sprint del gruppo inseguitore Mathieu van der Poel. Quarto Quinn Simmons, compagno di nazionale del vincitore; quinto Isaac del Toro a 14 secondi. La maglia iridata torna così agli Stati Uniti dopo una corsa decisa più dalla resistenza e dalla gestione degli inseguimenti che da uno sprint fra tutti i favoriti.
Classifica Mondiali ciclismo 2026, élite uomini
| Posizione | Corridore | Nazionale | Tempo o distacco |
|---|---|---|---|
| 1 | Brandon McNulty | Stati Uniti | 6:17:04 |
| 2 | Michael Matthews | Australia | +13″ |
| 3 | Mathieu van der Poel | Paesi Bassi | +13″ |
| 4 | Quinn Simmons | Stati Uniti | +13″ |
| 5 | Isaac del Toro | Messico | +14″ |
Il risultato completo è consultabile nel Race Hub UCI. Per i primi cinque classificati, tempi e distacchi sono riportati anche da Sportschau.
La corsa: attacchi lontani e finale senza tregua
La prova maschile non si è risolta con l’attesa selezione sul solo ultimo giro. Una fuga iniziale numerosa ha guadagnato diversi minuti, costringendo le nazionali più interessate al titolo a spendere energie già prima del finale. Quando il vantaggio dei battistrada si è ridotto, la corsa è cambiata registro: Mathieu van der Poel ha acceso la selezione da lontano, intorno ai 90 chilometri dall’arrivo, e da quel momento i gruppi di testa e di inseguimento si sono ricomposti più volte.
La successione degli attacchi ha impedito ai favoriti di aspettare un unico momento decisivo. In un mondiale corso per nazionali, senza gli automatismi delle squadre commerciali, ogni accelerazione obbliga chi resta dietro a scegliere se collaborare, coprire personalmente il buco oppure rischiare di perdere la corsa. È proprio questa incertezza ad aver aperto spazio all’azione vincente.
McNulty è rimasto nel vivo della selezione mentre davanti si alternavano uomini con caratteristiche diverse: corridori esplosivi, passisti e atleti capaci di reggere gli strappi del circuito canadese. Con lui c’era anche l’altro statunitense Matteo Jorgenson. Quando il gruppo dei principali candidati al titolo si è ritrovato nel finale, McNulty ha preso l’iniziativa e ha guadagnato rapidamente terreno. Dietro non è mancata la forza per inseguire, ma è mancata una collaborazione continua.
Sull’ultimo passaggio della salita del Camillien-Houde il margine si è assottigliato. Non abbastanza, però, per riportare Matthews, Van der Poel e gli altri sulla sua ruota. Superato quel tratto, McNulty ha potuto difendere il vantaggio fino al traguardo. Gli inseguitori hanno dovuto cambiare obiettivo: non più la maglia iridata, ma i due posti rimasti sul podio. Matthews ha vinto lo sprint per l’argento su Van der Poel, mentre Simmons ha chiuso quarto e Del Toro quinto.
Perché ha vinto McNulty
La differenza non è stata soltanto la capacità di attaccare, ma il momento scelto. Un’azione lanciata quando gli avversari hanno già speso molto e devono ancora accordarsi può valere più di uno scatto più violento ma prevedibile. McNulty ha trasformato un margine inizialmente recuperabile in un vantaggio sufficiente per arrivare solo. La presenza di più statunitensi nelle fasi decisive ha complicato le scelte degli altri: chi inseguiva non poteva contare sullo stesso interesse di tutti a lavorare.
Il podio racconta anche il livello della corsa. Matthews ha conservato abbastanza energie per essere il più rapido fra gli inseguitori, Van der Poel ha raccolto il bronzo dopo aver contribuito ad aprire la gara molto lontano dal traguardo e Del Toro è rimasto fra i migliori fino alla selezione finale. Per l’Italia, Giulio Ciccone ha chiuso nella top ten, ma senza entrare nella lotta per le medaglie.
Per rileggere il tracciato e le attese prima del via, restano disponibili la guida ai Mondiali 2026 e l’analisi dei favoriti della prova uomini. Un resoconto indipendente ricostruisce la successione degli attacchi nel finale.