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Red Bull al Tour 2026 con tre punte? L’idea è affascinante, ma il rischio è enorme

Red Bull-Bora-hansgrohe prepara il Tour 2026 attorno a Evenepoel e Lipowitz, ma la presenza di Hindley apre lo scenario della terza punta. Analisi tattica.

29 Maggio 2026 Redazione Bicitalk 6 min lettura
Remco Evenepoel in allenamento verso il Tour de France 2026 con Red Bull-Bora-hansgrohe

Red Bull-Bora-hansgrohe può davvero presentarsi al Tour de France 2026 con tre punte? La domanda è meno teorica di quanto sembri. Il piano dichiarato della squadra ruota attorno a Remco Evenepoel e Florian Lipowitz, ma la long list per luglio include anche Jai Hindley. E dopo il Giro che l’australiano sta correndo da uomo di classifica vero, l’idea di usarlo solo come gregario di lusso rischia di essere riduttiva.

Il punto, però, è proprio qui: una squadra può avere tre corridori forti, ma non sempre può permettersi tre leader. Al Tour, contro Pogacar, Vingegaard e un livello medio altissimo, la ricchezza tattica può diventare confusione in pochi giorni. Red Bull ha materiale per correre in modo diverso da tutti. Deve solo decidere se vuole costruire una gerarchia chiara o provare davvero la carta della pressione multipla.

Il piano ufficiale: Evenepoel e Lipowitz

La base è nota: Red Bull ha impostato la stagione del Tour su Remco Evenepoel e Florian Lipowitz. Evenepoel non correrà per oltre due mesi prima della Grande Boucle: dopo la Liegi-Bastogne-Liegi, il suo rientro è previsto direttamente alla partenza di Barcellona del 4 luglio. Una scelta estrema, ma coerente con un lavoro costruito su altura, lunghi allenamenti e controllo quasi chirurgico del carico.

Lipowitz, invece, è la carta di continuità. È giovane, ha già dimostrato di poter reggere tre settimane ad altissimo livello e ha un profilo più naturale da uomo di classifica puro. Se Evenepoel porta potenza, cronometro e cambio di ritmo, Lipowitz porta regolarità, salita lunga e capacità di restare dentro la corsa quando il Tour diventa logorante. In teoria è una coppia molto più sensata di una leadership singola: Remco può far saltare gli schemi, Lipowitz può dare solidità quando la corsa chiede pazienza.

Dove entra Hindley

Jai Hindley cambia la discussione. Non perché debba per forza diventare co-capitano alla pari, ma perché è un ex vincitore del Giro, conosce il Tour, sa correre da uomo di classifica e al Giro 2026 ha dimostrato di poter essere ancora competitivo nelle giornate dure. La startlist provvisoria di ProCyclingStats lo inserisce nel gruppo Red Bull per il Tour, insieme a Evenepoel, Lipowitz, Dani Martínez, Jan Tratnik, Maxim Van Gils, Nico Denz, Mick van Dijke, Gianni Moscon, Jordi Meeus e altri nomi di supporto.

Questo non significa che gli otto finali siano già decisi. Red Bull annuncerà ufficialmente la squadra più avanti, e il fatto che un corridore sia nella long list non equivale a un ruolo definito. Ma se Hindley sarà davvero al via, non sarà un nome qualsiasi. Può essere la terza carta per la generale, il corridore da usare per anticipare nelle tappe di montagna, oppure l’uomo che protegge Lipowitz quando Evenepoel corre più aggressivo. La differenza è enorme.

CorridoreRuolo più logicoVantaggio tatticoRischio
Remco EvenepoelLeader/attaccante principaleCronometro, potenza, attacchi da lontanoTenuta sulle salite lunghe dopo 68 giorni senza gare
Florian LipowitzCo-leader di classificaRegolarità, salita, prospettiva da podioPuò restare schiacciato da una corsa troppo remco-centrica
Jai HindleyTerza carta o super gregarioEsperienza Grand Tour, lettura delle tappe dureDoppio Giro-Tour e recupero da verificare

Tre punte vere? Funziona solo se non sono tre ego

La tripla punta è affascinante perché dà alla squadra più modi per disturbare Pogacar e Vingegaard. Evenepoel può attaccare da lontano o sfruttare le cronometro. Lipowitz può restare incollato ai migliori e costruire classifica senza bisogno di numeri teatrali. Hindley può entrare in una mossa anticipata, costringendo gli altri a inseguire un ex vincitore di grande giro. Sulla carta è una ricchezza enorme.

Ma il Tour non perdona le ambiguità. Se tre corridori chiedono protezione, posizionamento, gregari e libertà tattica, la squadra si spezza. Nei finali nervosi, nelle giornate di vento, nelle tappe di media montagna e nei trasferimenti dopo una caduta non puoi proteggere tutti allo stesso modo. La vera domanda non è se Red Bull abbia tre punte. La vera domanda è se avrà il coraggio di assegnare tre ruoli diversi.

Il modello più sensato: due leader e una mina tattica

La soluzione più intelligente sembra questa: Evenepoel e Lipowitz come coppia dichiarata per la generale, Hindley come terza carta libera ma non protetta in modo assoluto. In pratica, l’australiano non partirebbe come semplice gregario, ma nemmeno come leader da difendere a ogni costo. Sarebbe l’uomo da usare quando la corsa entra in una fase sporca: fuga di lusso, attacco prima dell’ultima salita, presenza in un gruppo pericoloso, pressione su Visma e UAE.

È un ruolo delicato, ma potenzialmente perfetto. Hindley non deve vincere il Tour per essere decisivo. Può costringere gli altri a consumare uomini, può togliere responsabilità a Lipowitz, può dare a Evenepoel un appoggio tattico nelle giornate in cui il belga decide di correre in modo meno lineare. E se uno dei due capitani veri dovesse perdere terreno, Hindley diventerebbe automaticamente una polizza di classifica.

Il nodo Evenepoel: preparazione perfetta o rischio ritmo?

La scelta più forte resta quella su Evenepoel. Arrivare al Tour senza gare per più di due mesi è una scommessa enorme. Red Bull la presenta come un percorso controllato, con altura, lavori lunghi e preparazione specifica per le montagne. Ha senso: Remco è un corridore che può arrivare al top anche senza un calendario tradizionale. Però il Tour non è solo condizione. È ritmo gara, stress, posizionamento, capacità di leggere le situazioni quando tutto accade a 60 all’ora.

Se Evenepoel parte forte, Red Bull avrà una carta che nessuno può ignorare. Se invece avrà bisogno di qualche giorno per entrare nella corsa, Lipowitz diventa ancora più importante. Ed è proprio qui che la presenza di Hindley può pesare: non come terzo uomo da classifica protetto, ma come ulteriore stabilizzatore. Una squadra che vuole vincere il Tour non può dipendere da una sola lettura.

Pellizzari resta fuori dal discorso Tour?

Dopo il Giro, viene naturale chiedersi se anche Giulio Pellizzari possa entrare nel ragionamento. A oggi, però, il suo scenario più logico non è il Tour. Ha corso un Giro duro, ha vissuto giorni esaltanti e giornate complicate, e la squadra lo ha già usato come uomo di classifica nella corsa più importante per lui. Portarlo anche al Tour significherebbe chiedergli un doppio carico enorme in una stagione ancora di crescita.

Per Pellizzari, la strada più sensata sembra un recupero serio dopo il Giro e poi un calendario mirato, magari con vista Vuelta o corse di una settimana. Red Bull ha già abbastanza densità per il Tour senza dover bruciare un giovane in un ruolo ambiguo. Se il progetto è costruire un leader da grandi giri, la pazienza conta quanto il talento.

Quindi: Red Bull deve andare a tre punte?

Sì, ma non nel senso classico. Red Bull non dovrebbe presentarsi al Tour con tre capitani da proteggere allo stesso modo. Sarebbe un errore. Dovrebbe invece usare tre livelli: Evenepoel come corridore capace di vincere con un colpo di classe e cronometro, Lipowitz come uomo di continuità per la generale, Hindley come carta tattica di lusso. Tre punte, ma con gerarchia mobile.

È una formula difficile, perché richiede chiarezza interna e freddezza nei momenti in cui qualcuno perderà terreno. Ma è anche l’unico modo realistico per mettere pressione a squadre più rodate nelle dinamiche da Tour. Red Bull ha una rosa profonda, forse la più interessante per provare qualcosa di diverso. Il punto non è avere tanti nomi. È usarli senza trasformare l’abbondanza in rumore.

Fonti e riferimenti