L’UCI ha deciso di mettere un limite anche ai ciclocomputer. Dal 1° gennaio 2028, nelle competizioni soggette al regolamento internazionale, il computer montato sulla bici non potrà superare le dimensioni di 126 x 71 mm. La misura arriva insieme a un’altra stretta molto più immediata: dal 1° luglio 2026 saranno vietate le tasche frontali interne sulle maglie, salvo l’eventuale tasca dedicata esclusivamente alla radio.
Detta così sembra l’ennesima regola minore su accessori e abbigliamento. In realtà racconta bene dove sta andando il ciclismo professionistico: più dati, più aerodinamica nascosta, più attenzione alla sicurezza e sempre meno zone grigie lasciate all’interpretazione dei team.
Perché il limite ai ciclocomputer
La dimensione scelta, 126 x 71 mm, non manda fuori mercato gli strumenti oggi più diffusi. Il Garmin Edge 1050, uno dei modelli più grandi tra quelli citati nel dibattito internazionale, resta sotto il limite. Lo stesso vale per dispositivi come Wahoo ELEMNT ROAM e Hammerhead Karoo. Il punto, quindi, non è punire chi usa il GPS in gara oggi, ma impedire che i computer continuino a crescere fino a diventare schermi sempre più centrali nella guida.
L’UCI lega la decisione al tema del carico cognitivo. Un corridore moderno può vedere velocità, potenza, frequenza cardiaca, distanza, altimetria, mappe, indicazioni tattiche e altri dati in tempo reale. Alcune informazioni sono utili, altre possono diventare rumore. A 60 km/h, in mezzo al gruppo, anche una distrazione minima pesa.
La regola non vieta l’uso dei dati consentiti: restano ammessi valori come frequenza cardiaca, temperatura corporea e tasso di sudorazione. Restano invece vietate, come già previsto, le informazioni da sensori di glucosio e lattato in gara. La novità è fisica: non si limita solo cosa può essere mostrato, ma anche quanto grande può diventare lo strumento che lo mostra.
Il punto debole della norma
Il ragionamento ha una logica, ma non è privo di limiti. Uno schermo più grande non significa automaticamente più distrazione: può anche rendere più leggibili pochi dati essenziali. Un display piccolo, se sovraccarico di campi, può costringere il corridore a guardarlo più a lungo. Il problema vero non è soltanto la dimensione, ma il modo in cui il dispositivo viene configurato e usato in corsa.
Per questo la norma rischia di sembrare più facile da misurare che davvero risolutiva. Si può controllare un ingombro con un calibro; è molto più difficile capire se un corridore stia guardando troppi dati nel momento sbagliato. La scelta UCI privilegia quindi un criterio semplice, verificabile, ma non necessariamente completo.
Stop alle tasche frontali: qui l’effetto è più immediato
La seconda misura avrà impatto prima. Dal 1° luglio 2026 le tasche frontali interne delle maglie saranno vietate, con l’eccezione di un possibile alloggiamento dedicato alla radio. L’UCI sostiene di aver osservato l’uso di tasche anteriori riempite con prodotti nutrizionali spesso difficili, se non impossibili, da raggiungere in gara. Il sospetto è chiaro: più che trasportare cibo, quelle tasche servivano a modificare la forma del corpo e ottenere un vantaggio aerodinamico.
È un tema meno banale di quanto sembri. Negli ultimi anni il ciclismo ha spostato sempre più attenzione sulla forma del sistema atleta-bici: body, calze, caschi, guanti, sottotute, tasche, radio, borracce e idratazione possono cambiare l’aria che scorre attorno al corridore. Se una tasca davanti al busto crea un vantaggio misurabile e non è realmente funzionale in corsa, il confine tra abbigliamento e appendice aerodinamica diventa sottile.
Cosa cambia per squadre e corridori
Nel breve periodo cambierà soprattutto il lavoro dei fornitori di abbigliamento. Le maglie dovranno tornare a una distribuzione più tradizionale delle tasche, con carico posteriore e soluzioni frontali molto limitate. Per i team sarà anche una questione di abitudine: niente più tasche interne usate come spazio extra o come piccolo trucco aerodinamico.
Per i ciclocomputer, invece, i produttori hanno tempo fino al 2028. È probabile che il mercato resti dentro quei limiti senza grandi scosse. Il segnale, però, è forte: l’UCI non vuole che il cockpit delle bici da corsa diventi una piccola plancia di comando.
Una direzione chiara, ma da calibrare bene
Queste regole vanno lette insieme ad altre misure recenti: rettilinei finali più lunghi, cartellini gialli, segnaletica standardizzata dei pericoli, discussioni sui rapporti massimi. L’UCI sta cercando di intervenire su velocità, distrazione, comportamento e vantaggi tecnici difficili da controllare.
Il rischio è produrre troppe micro-regole, alcune più simboliche che decisive. Ma il tema resta reale. Il ciclismo moderno è più veloce, più ottimizzato e più denso di tecnologia. Se il regolatore non mette confini chiari, i team li cercheranno sempre più lontano.
La parte più convincente è il divieto delle tasche frontali: lì il vantaggio aerodinamico e la poca utilità pratica in corsa rendono la misura comprensibile. Sul limite ai ciclocomputer il dibattito sarà più aperto. La sicurezza non dipende solo dalla dimensione dello schermo, ma da cosa il corridore guarda, quando lo guarda e quanto gli viene chiesto di interpretare mentre corre.
Fonti: UCI, Cyclingnews, Cycling Weekly, Velo.