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Froome e Pogačar: il ritiro che chiude l’era del Tour controllato

Il ritiro di Chris Froome non è solo una notizia di carriera: letto accanto al Tour di Pogačar racconta il passaggio dal ciclismo del controllo a quello dell’attacco.

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Illustrazione editoriale con maglia gialla e bici da corsa per il ritiro di Chris Froome

Il ritiro di Chris Froome era già stato raccontato come notizia. Ma dentro il Tour de France 2026 assume un significato più ampio: Froome esce definitivamente di scena proprio mentre Tadej Pogačar prova a spingere la propria era verso un’altra dimensione. Non è solo un cambio di nomi. È un cambio di linguaggio.

Froome è stato il volto del Tour controllato: squadra fortissima, salita gestita al ritmo, gregari capaci di svuotare il gruppo prima ancora dell’attacco del capitano, watt, alimentazione, marginal gains, freddezza. Pogačar è quasi l’opposto narrativo: accelerazioni più istintive, attacchi anche quando non sembrano indispensabili, capacità di vincere su terreni diversi e una fame agonistica che rende meno prevedibile la corsa.

Froome, il campione del controllo

Negli anni del Team Sky, Froome ha cambiato il modo in cui molti guardavano i grandi giri. Il Tour non veniva sempre “ucciso” da un attacco spettacolare, ma da una costruzione collettiva. La squadra prendeva il comando, alzava il ritmo, toglieva ossigeno agli avversari e lasciava Froome nelle condizioni migliori per chiudere. Era un ciclismo spietato nella sua efficienza.

Quel modello ha prodotto risultati enormi: quattro Tour de France, una Vuelta poi assegnata per la squalifica di Juan José Cobo, un’altra Vuelta vinta sul campo e il Giro d’Italia 2018, con l’attacco sul Colle delle Finestre che resta il giorno più spettacolare della sua carriera. Froome non è stato solo il corridore del controllo: quando ha dovuto ribaltare una corsa, ha dimostrato di avere anche coraggio e visione.

Pogačar, il campione che rompe gli schemi

Pogačar corre in modo diverso. Anche quando ha una squadra fortissima, non sembra mai completamente prigioniero del piano. Può aspettare, ma può anche anticipare. Può vincere una tappa di montagna, una classica, una cronometro, una volata ristretta. Il suo Tour non vive solo di gestione: vive di pressione continua sugli altri.

Questo non significa che il ciclismo di oggi sia meno scientifico. Anzi, alimentazione, materiali, cooling strategy, analisi dei dati e preparazione sono probabilmente ancora più avanzati rispetto agli anni Sky. La differenza è che la parte visibile della corsa è cambiata: meno treni interminabili a sterilizzare la salita, più attacchi, più corridori completi, più giornate in cui la classifica può muoversi anche quando non era previsto.

La coincidenza simbolica del Tour 2026

Froome ha confermato il ritiro mentre il Tour 2026 sta già costruendo il proprio racconto attorno a Pogačar, Vingegaard e alla nuova generazione. È una coincidenza forte: da una parte il corridore che ha definito il decennio del controllo, dall’altra il campione che ha riportato l’attacco al centro dell’immaginario.

Il confronto non serve a dire che uno sia “meglio” dell’altro. Froome e Pogačar appartengono a cicli diversi. Froome ha portato all’estremo una certa idea di dominio nei grandi giri. Pogačar ha spostato il baricentro verso un ciclismo più largo, meno specializzato, più aggressivo. Entrambi hanno costretto gli avversari a cambiare modo di correre.

Cosa resta di Froome

Resta un palmarès enorme. Resta il ricordo di un Tour dominato con una superiorità quasi meccanica. Resta il Giro 2018, che paradossalmente è il giorno meno “da Froome” e forse proprio per questo il più emozionante. Restano anche le ombre, le discussioni, il rapporto complicato con una parte del pubblico francese e il finale triste dopo la caduta del 2019.

Ma soprattutto resta il fatto che Froome ha rappresentato un’epoca. Il suo ritiro non toglie nulla al Tour di oggi, ma lo mette in prospettiva. Quando guardiamo Pogačar attaccare, Vingegaard resistere, Evenepoel cercare spazio e squadre sempre più sofisticate nella gestione del caldo e dei materiali, stiamo vedendo un ciclismo figlio anche di quella stagione. Solo che ora ha cambiato volto.

Froome chiude la porta. Pogačar, per ora, continua a spalancarla.

Contesto: il ritiro di Froome è stato confermato nei giorni precedenti il Tour 2026 ed è stato riportato da testate internazionali come CyclingUpToDate e The Guardian.