Filippo Ganna ha scelto parole che non lasciano molto spazio alle mezze letture: alla vigilia della Milano-Sanremo 2026 ha detto di voler “fare la storia”. Non è una frase qualunque. Non perché alla Sanremo le ambizioni debbano per forza essere espresse con prudenza, ma perché nel caso di Ganna arriva dopo una stagione in cui il suo rapporto con la Classicissima è diventato più concreto, più diretto, più credibile di prima.
Nel 2025 Ganna aveva già mostrato di poter stare dentro il cuore della corsa fino all’ultimo, finendo sul podio in una Sanremo corsa ad altissimo livello contro Mathieu van der Poel e Tadej Pogačar. Da allora il tema è rimasto sempre lo stesso: capire se il suo motore enorme, il suo passo e la sua capacità di leggere uno sforzo lungo potessero davvero tradursi in una vittoria in una corsa che non perdona nessuna esitazione tattica. Oggi il tono con cui si presenta dice che questa possibilità non è più una suggestione lontana.
La Sanremo gli somiglia più di quanto sembri
Per anni Ganna è stato raccontato soprattutto attraverso la cronometro, la potenza pura e la capacità di fare selezione con il motore. Tutto vero. Ma la Sanremo chiede anche altro: pazienza, posizione, gestione dello sforzo, capacità di restare dentro una corsa lunghissima fino a un finale che si decide quasi sempre in pochi minuti. E proprio qui Ganna ha iniziato a diventare un corridore sempre più interessante per la Classicissima.
La sua forza non sta nel copiare i finali degli altri. Sta nel costringere gli altri a fare i conti con il suo passo quando la strada sale forte ma non abbastanza a lungo da spezzare tutto in modo netto. Cipressa e Poggio, lette da un Ganna al massimo livello, diventano tratti in cui la corsa può allungarsi in un modo diverso dal solito. Non la violenza secca di Pogačar, non il cambio di ritmo elastico di Van der Poel, ma una pressione continua che logora chi arriva al limite già molto teso.
Dire “voglio fare la storia” cambia anche il tono attorno a lui
Le parole, nel ciclismo, non vincono le corse. Però cambiano il quadro in cui si leggono. Quando Ganna dice una cosa del genere, smette di essere semplicemente il grande nome italiano da sperare. Diventa un corridore che si prende davvero il centro della scena e che accetta il peso di essere letto come uno che può spostare la corsa, non soltanto resistere a quella degli altri.
Questo conta ancora di più in un’edizione che arriva dopo il forfait di Jonathan Milan. Senza l’ipotesi di uno sprint pesante ma ancora possibile con un uomo come lui, molta dell’attesa italiana si concentra proprio su Ganna. E lui non sembra volerla respingere. Al contrario, la assorbe e la rilancia con il tono di chi sa che la Sanremo non si prepara solo con la gamba, ma anche con la convinzione di stare davvero entrando nel terreno giusto.
Il punto non è solo battere i migliori, ma obbligarli a correre diversamente
Questa è forse la lettura più interessante. Per vincere la Sanremo non basta stare con i migliori. Serve anche costringerli a uscire dal copione ideale. Ganna può farlo. Può rendere la corsa più dura in un tratto dove molti vorrebbero ancora controllare. Può allungare il Poggio con il suo passo. Può arrivare nel finale con abbastanza fondo da costringere gli altri a scegliere tra anticipare troppo o aspettare troppo.
È per questo che la sua candidatura oggi pesa. Non perché sia più veloce di tutti o il più esplosivo del lotto. Ma perché è uno dei pochi che può modificare il ritmo della gara in modo riconoscibile. E alla Sanremo, quando il finale prende forma vera, chi riesce a cambiare il ritmo della corsa spesso cambia anche la psicologia degli avversari.
Adesso la questione è una sola
La vera domanda non è se Ganna abbia il diritto di parlare in grande. Ce l’ha. La vera domanda è se sabato riuscirà a portare fino in fondo quella combinazione di motore, lucidità e fiducia che la Sanremo pretende. La frase “voglio fare la storia” pesa proprio per questo: non lascia più spazio a una lettura difensiva della sua corsa.
Per Bicitalk il punto è chiaro. Ganna non arriva alla Classicissima come semplice speranza italiana. Ci arriva come uno dei corridori che possono cambiare davvero il modo in cui la corsa si muove. E quando un corridore con il suo motore inizia a parlare così apertamente di storia, la vigilia smette di essere una vigilia normale.