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Evenepoel-Lipowitz, primo problema Red Bull: la tirata chiesta e mai arrivata

Dopo la tappa del Tourmalet, Evenepoel ha criticato Lipowitz per non aver collaborato nel finale. La doppia leadership Red Bull entra nella sua prima vera crisi.

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Logo ufficiale del team Red Bull-BORA-hansgrohe

Il primo vero problema interno di Red Bull-Bora-hansgrohe al Tour de France 2026 è arrivato subito dopo il Tourmalet: Remco Evenepoel non ha gradito il comportamento di Florian Lipowitz nel finale della tappa 6. Il belga, rientrato in discesa sul gruppo con Lipowitz, Isaac Del Toro, Paul Seixas e altri uomini di classifica, avrebbe chiesto al compagno una tirata per preparare lo sprint e provare a salvare più secondi possibili. Quella collaborazione, secondo Evenepoel, non è arrivata.

Non è ancora una frattura definitiva, ma è il primo momento in cui la doppia leadership Red Bull smette di essere un’idea elegante da presentazione e diventa un problema pratico da gestire in corsa. Pogačar ha appena aperto il Tour, Vingegaard è davanti a tutti gli inseguitori, e dentro Red Bull i due capitani si sono già trovati a discutere non di teoria, ma di chi doveva lavorare per chi.

Cosa è successo nel finale

La scena nasce dopo il Tourmalet. Evenepoel aveva perso contatto in salita, poi ha sfruttato la discesa per rientrare sul gruppo inseguitore. Davanti, Pogačar era ormai andato; Vingegaard restava più avanti; dietro c’era un gruppo di uomini da top ten con interessi diversi. In quella situazione ogni secondo contava, anche solo per il piazzamento e per la lettura psicologica della tappa.

Evenepoel ha raccontato alla stampa belga di aver chiesto a Lipowitz un aiuto nell’ultimo chilometro, senza ottenerlo. Il riferimento più pesante è arrivato subito dopo: il belga ha ricordato di aver lavorato a lungo per il tedesco alla Volta a Catalunya, e di aver chiesto questa volta uno sforzo molto più breve. È una frase che dentro una squadra pesa, perché sposta la discussione dal singolo sprint al credito politico tra capitani.

Perché non è solo una volata per il terzo posto

Ridurre tutto a una tirata mancata sarebbe comodo, ma troppo semplice. Evenepoel ha chiuso quarto di tappa, alle spalle di Del Toro, e si ritrova quarto anche in generale a 3’30” da Pogačar, a pochi secondi dal podio virtuale. Lipowitz è più indietro, settimo, ma ancora dentro una zona di classifica importante. Red Bull ha quindi due corridori alti, ma non due corridori nella stessa posizione tattica.

È proprio qui che nasce il problema. Se Evenepoel è il leader meglio piazzato, Lipowitz deve iniziare a correre per lui? O Red Bull deve continuare a proteggere entrambi finché la strada non decide in modo ancora più netto? La risposta era facile prima del Tour, quando la squadra parlava di due leader complementari. È molto meno facile dopo una tappa in cui Pogačar ha già preso quasi tre minuti a quasi tutti.

La doppia leadership entra nella fase scomoda

Red Bull aveva costruito il Tour 2026 proprio su questa ambiguità controllata: Evenepoel e Lipowitz insieme, caratteristiche diverse, podio come obiettivo comune. Prima del via la squadra aveva difeso la scelta, spiegando che la strada avrebbe chiarito chi stava meglio. Il primo verdetto, però, non ha semplificato tutto. Evenepoel è davanti in classifica, ma Lipowitz non è fuori gioco. Abbastanza vicino per non diventare gregario automatico, abbastanza indietro per far arrabbiare il leader più forte se non collabora.

Il rischio è che Red Bull si trovi nel mezzo: non abbastanza unita per inseguire Pogačar e Vingegaard con una sola gerarchia, non abbastanza libera per usare davvero due punte in modo aggressivo. In una giornata come quella del Tourmalet, UAE ha dato l’impressione opposta: Pogačar leader assoluto, Del Toro risorsa tattica e podio possibile, ma senza ambiguità sulla direzione della squadra.

Evenepoel ha ragione?

Dal punto di vista di Evenepoel, la frustrazione è comprensibile. Era rientrato con uno sforzo importante, aveva ancora la possibilità di chiudere terzo e di tenere alta la pressione su Del Toro, e vedeva nel compagno un corridore che poteva spendersi per un chilometro. In più, il belga sa che ogni secondo e ogni segnale contano quando la classifica comincia già con un distacco pesante da Pogačar.

Dal punto di vista di Lipowitz, però, la situazione non è così banale. Anche lui è uomo di classifica, anche lui era appena uscito da una tappa durissima, e tirare nel finale avrebbe potuto significare perdere posizione o energie per uno sprint che non era necessariamente suo. È il classico conflitto da doppia leadership: quello che per uno è dovere di squadra, per l’altro può sembrare una rinuncia prematura.

Cosa deve fare Red Bull adesso

La squadra deve decidere in fretta una cosa semplice: quanto vale ancora la parità tra Evenepoel e Lipowitz. Non serve annunciare un cambio di gerarchia in pubblico, ma serve evitare che ogni finale diventi una trattativa. Se Evenepoel è il riferimento per il podio, Lipowitz va usato anche come arma tattica. Se invece Red Bull vuole davvero tenerli entrambi liberi, allora deve accettare che situazioni come questa si ripetano.

Il Tour non aspetta le riunioni serali. Dopo Bordeaux arriveranno altre tappe nervose, poi nuova montagna e cronometro. Pogačar ha già costretto tutti a correre con urgenza. Per Red Bull, il primo passo non è inventare un piano geniale: è evitare che la domanda più grande diventi interna invece che esterna.

Fonti: Cyclingnews, tensione Evenepoel-Lipowitz; Velo, Evenepoel critica Lipowitz; Domestique, dichiarazioni post-tappa; Cyclingnews, squadra Tour Red Bull.