Remco Evenepoel ha capito subito dove volevano arrivare le domande. Alla vigilia del Tour de France 2026, il tema non era solo la forma del belga o la cronosquadre di Barcellona: era la convivenza con Florian Lipowitz dentro Red Bull-Bora-hansgrohe. Due leader, due profili diversi, una squadra che vuole il podio e una pressione che può diventare pesante appena la strada comincia a salire.
Evenepoel ha respinto l’idea di una rivalità interna distruttiva. Il messaggio è netto: se uno dei due finisce sul podio, purché il percorso sia pulito e senza energia negativa, il risultato è buono per entrambi e per la squadra. È una frase molto da leader, ma anche molto da vigilia: il Tour non perdona le ambiguità, e la vera prova arriverà quando le scelte non saranno più teoriche.
Red Bull non può nascondersi
La situazione Red Bull è interessante perché non parte da una debolezza. Evenepoel è uno dei migliori cronoman al mondo, ha dimagrito senza voler perdere potenza e arriva con un piano costruito per essere competitivo subito. Lipowitz, invece, offre una lettura più da uomo di salita e da classifica: meno esplosivo mediaticamente, ma molto utile se la corsa diventa selettiva e regolare.
La squadra ha già vissuto un anno di prove generali, tra ritiri, allenamenti e corse a tappe. Il punto è capire se questa doppia leadership può essere una risorsa o se, nei giorni difficili, rischia di diventare una domanda ripetuta ogni sera. Per ora Evenepoel ha scelto la linea più intelligente: niente caso interno, obiettivo comune e libertà di usare caratteristiche diverse.
La cronosquadre come primo test
La tappa 1 del Tour de France 2026 è già un banco di prova. Red Bull parte tra le ultime squadre e può guardare ai riferimenti di Visma e UAE. Evenepoel non ha nascosto l’ambizione: vincere la prova e prendere la maglia gialla con la squadra sarebbe il modo più forte per aprire il Tour.
La cronosquadre di Barcellona però ha un finale che non è piatto. Montjuïc può mettere in crisi una formazione troppo tirata o un leader lasciato nel punto sbagliato. Per Red Bull sarà il primo test pratico della convivenza: Evenepoel può essere il motore principale, Lipowitz deve uscire dalla tappa senza pagare nulla e la squadra deve evitare di trasformare l’ambizione in frenesia.
Il nodo vero arriverà in montagna
Finché si parla di cronometro e di primi giorni, la doppia leadership è facile da difendere. Il nodo arriverà quando un capitano avrà una giornata migliore dell’altro. A quel punto Red Bull dovrà decidere se proteggere il corridore meglio piazzato, se giocare su due fronti o se usare uno dei due per destabilizzare Pogačar e Vingegaard.
Il rischio è evidente: se il duello interno diventa più rumoroso del duello esterno, Red Bull perde lucidità. Il vantaggio è altrettanto chiaro: con Evenepoel e Lipowitz la squadra può correre in più modi, e non è costretta a inseguire lo stesso schema ogni giorno.
Cosa ci dice davvero questa intervista
Evenepoel non ha solo difeso Lipowitz. Ha provato a controllare il racconto del Tour Red Bull prima che fossero gli altri a farlo. È una mossa necessaria, perché il Belgio gli chiede tanto, la squadra gli ha costruito intorno un progetto enorme e la presenza di un secondo leader forte rende ogni risposta più delicata.
La sensazione è che Red Bull arrivi al Tour senza alibi: se la doppia leadership funziona, può diventare l’arma più interessante dietro ai due grandi favoriti. Se non funziona, sarà una delle prime storie a esplodere.