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Giro 2026, giorno di riposo: cosa succede davvero prima dell’ultima settimana

Nel terzo giorno di riposo del Giro 2026, Vingegaard gestisce la maglia rosa, i team recuperano e preparano la tappa Bellinzona-Carì. Ecco i temi da seguire.

25 Maggio 2026 Redazione Bicitalk 6 min lettura
Il Giro d'Italia 2026 arriva al giorno di riposo dopo la tappa di Milano

Il Giro d’Italia 2026 si ferma oggi, lunedì 25 maggio, per il terzo e ultimo giorno di riposo. Ma chiamarlo riposo, nel ciclismo moderno, è sempre un po’ ingannevole. Non c’è una tappa, non c’è un traguardo, non ci sono abbuoni da inseguire. Però ci sono trasferimenti, conferenze stampa, massaggi, bici da controllare, piani alimentari da rispettare, telefonate con direttori sportivi e una montagna di dettagli che possono pesare già domani, quando la corsa ripartirà da Bellinzona verso Carì.

La fotografia del giorno è chiara: Jonas Vingegaard arriva al riposo in maglia rosa, dopo aver preso il controllo della corsa a Pila e dopo una tappa di Milano più nervosa del previsto. Il danese ha 2’26” su Afonso Eulálio, 2’50” su Felix Gall e 3’03” su Thymen Arensman. Dietro, Jai Hindley e Giulio Pellizzari tengono viva la corsa per la top 5 e per il podio allargato, ma l’impressione tecnica è che il Giro entri nell’ultima settimana con un favorito molto più netto rispetto a sette giorni fa.

Il tema del giorno: recuperare senza spegnersi

Il giorno di riposo non è una giornata di divano. I corridori di classifica di solito fanno un’uscita breve, spesso tra un’ora e un’ora e mezza, per tenere le gambe attive senza accumulare altra fatica. Poi viene la parte meno visibile: massaggi, fisioterapia, controllo del peso, reintegro, sonno, briefing tecnico sulla tappa successiva. Per chi ha ambizioni di classifica, il rischio è doppio: recuperare troppo poco, ma anche “addormentarsi” fisicamente e ripartire male il giorno dopo.

Qui il Giro 2026 è particolarmente cattivo. Dopo il riposo non c’è una tappa di rientro tranquilla, ma una frazione breve e verticale in Svizzera: Bellinzona-Carì, 113 km, circuito con Torre e Leontica e poi salita finale di 12 km. Il sito ufficiale del Giro descrive gli ultimi tre chilometri con pendenze medie intorno all’8% e punte al 13% nell’ultimo chilometro. Traduzione: chi sbaglia il giorno di riposo rischia di pagarlo subito.

Vingegaard, la rosa e il peso della sicurezza

La notizia più discussa dopo Milano non è stata solo la vittoria di Fredrik Dversnes. È stata la neutralizzazione dei tempi della generale nell’ultimo giro del circuito cittadino. Vingegaard ha spiegato di essere andato personalmente a parlare con la giuria, raccogliendo una preoccupazione che nel gruppo stava crescendo per il fondo stradale e per la sicurezza del finale. Il punto interessante è politico: con la maglia rosa addosso, la sua voce pesa di più.

Non è gossip da corridoio, ma è uno di quei dettagli che raccontano come cambia il ruolo di un leader. Vingegaard non deve solo pedalare più forte degli altri: deve anche gestire il gruppo, scegliere quando esporsi e capire quando una richiesta diventa condivisa. A Milano il gruppo ha ottenuto una soluzione prudente. Da martedì, però, il discorso tornerà molto meno diplomatico: sulle salite svizzere nessuno potrà neutralizzare la differenza di gambe.

La piccola ombra: Visma e i malanni della seconda settimana

Un altro tema da seguire riguarda la salute in casa Visma-Lease a Bike. Nei giorni scorsi il direttore sportivo Jesper Mørkøv ha ammesso che alcuni corridori avevano avuto tosse e fastidi alla gola, includendo anche Vingegaard tra quelli non perfettamente al cento per cento, pur precisando che la situazione sembrava sotto controllo. È una notizia da maneggiare con attenzione: non c’è alcun segnale di allarme serio, e il danese ha poi vinto a Pila con autorità. Però in un Grande Giro anche un piccolo malanno può cambiare il modo in cui un atleta recupera.

Il giorno di riposo serve anche a questo: abbassare il carico immunitario, dormire meglio, limitare esposizioni inutili, evitare che un fastidio diventi un problema. Per una squadra che ha appena preso la corsa in mano, la priorità sarà semplice: proteggere la maglia rosa, ma senza consumare troppo la squadra prima dei giorni più duri.

Eulálio deve resettare, Pellizzari può ancora crescere

Per Afonso Eulálio il riposo ha un valore mentale ancora più grande. Ha vissuto molti giorni da leader, poi ha perso la maglia rosa quando la corsa è diventata davvero selettiva. Ora deve cambiare prospettiva: non più difendere ogni secondo da primo della classifica, ma decidere se può ancora attaccare un podio pesante o se deve limitare i danni nella terza settimana. È un passaggio delicato, perché il corpo può anche recuperare, ma la testa deve accettare un Giro diverso da quello immaginato pochi giorni fa.

Per Giulio Pellizzari, invece, il discorso è quasi opposto. La classifica è ancora interessante, ma il suo Giro va letto anche in chiave crescita. Ha mostrato giornate solide, ha avuto momenti difficili, e ora entra nel terreno che può raccontare molto sul suo futuro: salite lunghe, fatica accumulata, gestione del terzo blocco. Il giorno di riposo per lui non è una pausa narrativa, è il punto in cui trasformare due settimane di esperienza in una terza settimana più matura.

Cosa fanno davvero oggi i team

Dietro le foto rilassate che spesso compaiono sui social, il lavoro è molto pratico. I meccanici controllano telai, ruote, rapporti e freni dopo due settimane di corsa. I nutrizionisti ricalibrano carboidrati e idratazione in vista di una tappa che partirà tardi e finirà in salita. I direttori sportivi passano dalla gestione quotidiana alla sceneggiatura dell’ultima settimana: chi deve entrare in fuga, chi deve risparmiare, chi deve restare sempre vicino al capitano.

Il “gossip” vero del giorno di riposo, spesso, non è chi ha pubblicato la foto più simpatica dal bar dell’hotel. È capire quale squadra sembra più serena, chi appare tirato, chi cambia ruote o rapporti per il giorno dopo, chi manda un gregario in conferenza al posto del capitano, chi lascia trapelare fiducia e chi invece parla solo di “giorno per giorno”. Sono segnali piccoli, ma nel ciclismo di tre settimane i segnali piccoli spesso anticipano quelli grandi.

Domani si riparte subito forte

La tappa 16 non concede un rientro morbido. Si parte da Bellinzona alle 13:45 e si arriva a Carì intorno alle 17:01 secondo il programma ufficiale. È una giornata corta, ma proprio per questo potenzialmente esplosiva: meno chilometri per scaldarsi, meno tempo per organizzare inseguimenti, più rischio che una squadra decida di mettere subito pressione.

Vingegaard ha già detto che la corsa è tutt’altro che finita e che la terza settimana è la più dura. È una frase prudente, ma anche un avviso. Il giorno di riposo serve a respirare. Da domani, il Giro torna a fare quello che sa fare meglio: togliere certezze, una salita alla volta.

Fonti e riferimenti