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Milano-Sanremo 2026: Pogačar finalmente la piega a sé, Pidcock cede solo sul traguardo

Tadej Pogačar vince la Milano-Sanremo 2026 allo sprint dopo il finale che inseguiva da anni. Pidcock è secondo per quattro centimetri, Van Aert terzo a quattro secondi.

21 March 2026 Redazione Bicitalk 6 min lettura
Tadej Pogacar vince la Milano-Sanremo 2026 davanti a Tom Pidcock

Tadej Pogačar ha vinto la Milano-Sanremo 2026 e l’ha fatto nel modo che rende questa vittoria molto più grande di una Monumento in più nel palmarès. Per anni la Classicissima era rimasta la corsa che gli scappava anche quando sembrava piegarsi alla sua volontà. Stavolta no. Stavolta Pogačar l’ha rimessa in piedi dopo una caduta nel momento peggiore, l’ha indurita nel punto in cui voleva da anni e poi l’ha chiusa allo sprint per quattro centimetri su Tom Pidcock.

Il risultato finale basta già a dare il tono della giornata: Pogačar primo in 6h35’49”, Pidcock secondo stesso tempo, Wout van Aert terzo a 4”. Ma la Milano-Sanremo 2026 non si spiega con il podio. Si spiega con il caos prima della Cipressa, con il ritorno rabbioso del campione del mondo, con il modo in cui la corsa è passata da lunga attesa a battaglia durissima tra pochissimi uomini veri.

La Sanremo che inseguiva da anni è arrivata nel giorno più complicato

La parte più forte di questa vittoria è proprio qui. Pogačar non ha vinto una Sanremo ordinata, lineare, perfetta. Ha vinto la Sanremo nell’anno in cui la corsa ha provato ancora una volta a sfuggirgli, con una maxi caduta appena prima della Cipressa che ha coinvolto anche lui, Mathieu van der Poel e Van Aert. Era il punto esatto in cui una Monumento così può cambiare faccia per sempre. Invece è diventato il punto in cui lui ha cominciato davvero a prendersela.

Secondo la ricostruzione ufficiale di RCS, Pogačar si è rialzato ammaccato e con la maglia iridata sporca e strappata, ma non ha perso la corsa di testa. I compagni lo hanno rimesso dentro subito e, appena la strada ha iniziato a salire, lui ha fatto quello che da anni prova a fare su queste strade: trasformare la Sanremo in una corsa da pochi.

Cipressa: rientro, rilancio e prima selezione vera

La Cipressa è stata il punto in cui questa edizione ha smesso di mentire. Brandon McNulty e Isaac Del Toro hanno lanciato Pogačar appena sufficiente per rimetterlo al centro dell’azione, poi è stato lo sloveno a fare il resto. L’attacco ha sfilacciato il gruppo e ha lasciato davanti soltanto tre uomini: Pogačar, Van der Poel e un eccezionale Pidcock.

È il dettaglio che definisce la corsa. Non tanto che Pogačar abbia attaccato, perché quello era quasi atteso. Ma che abbia trovato la lucidità per farlo subito dopo la caduta e che soltanto due corridori siano riusciti a restargli addosso. La Sanremo 2026 ha iniziato a prendere la sua forma proprio lì: non una corsa congelata in attesa del Poggio, ma una corsa già ristretta a uomini capaci di correre oltre il caos.

Il Poggio ha tolto di mezzo Van der Poel, ma non Pidcock

Quando i tre hanno imboccato il Poggio, il vantaggio sul gruppo era ridotto. Era il momento in cui la corsa doveva decidere se tornare aperta o restare nelle mani dei suoi protagonisti. Pogačar ha scelto di nuovo la strada più dura. Al primo affondo serio ha staccato Van der Poel, il rivale che più di tutti sembrava potergli negare ancora una volta la Sanremo ideale.

Ma la sorpresa grande del finale è stata che Pidcock è rimasto lì. Non ha ceduto in salita, non si è scomposto in discesa e ha portato Pogačar fino in Via Roma. È questo che rende il suo secondo posto enorme. Non è rimasto davanti per un errore altrui o per una giornata bloccata. È rimasto dentro il tratto decisivo della Sanremo con la gamba e la lucidità di chi stava davvero correndo per vincere.

Quattro centimetri: la Sanremo si è decisa così

Alla fine tutto è scivolato verso quello che la Sanremo può diventare quando si accende nel modo giusto: un finale quasi assurdo per quanto è sottile. Pogačar e Pidcock si sono guardati, hanno cercato di far partire l’altro per primo, hanno portato fino all’ultimo metro una sfida che sembrava troppo tesa per poter finire con una volata vera. E invece è successo proprio così.

Pidcock ha provato a spingere lo sloveno a lanciare per primo, ma Pogačar ha trovato comunque la chiusura giusta. Sul traguardo il margine ufficiale è stato di quattro centimetri. In una corsa da quasi trecento chilometri, è una misura quasi crudele. Ma è anche il motivo per cui questo finale entra subito nella memoria della corsa: non solo per chi ha vinto, ma per il modo in cui ha vinto.

Pidcock perde, ma cambia status

Il secondo posto di Pidcock pesa più di molti podi che si chiudono con un distacco più netto. Perché il britannico della Pinarello-Q36.5 è stato l’unico capace di reggere fino in fondo il punto di massima verità della corsa. È stato dentro il finale più duro, ha seguito l’azione che contava davvero e ha perso soltanto sulla linea. È il tipo di sconfitta che brucia molto, ma che cambia anche il modo in cui lo si guarda nelle grandi classiche.

Dopo la Milano-Torino lo si considerava già un nome serio. Dopo questa Sanremo lo si deve considerare uno che può davvero stare a un soffio dalla vittoria in una Monumento di questo livello contro il miglior Pogačar possibile su questo terreno.

Van Aert salva il podio, ma la corsa vera era già andata via

Il terzo posto di Van Aert racconta bene la crudeltà della Sanremo. Dopo la caduta prima della Cipressa e anche dopo il cambio bici, il belga è riuscito comunque a rientrare nella zona nobile della corsa e a prendersi il podio regolando gli inseguitori. È un grande risultato, ma è anche il tipo di podio che misura una distanza minima e feroce: abbastanza vicino da restare nella storia della giornata, non abbastanza dentro da toccare la vittoria.

Alla Sanremo quattro secondi possono essere un’enormità. Significano che il punto decisivo della corsa era già altrove, tra due uomini che stavano giocando una partita diversa da quella del gruppo alle loro spalle.

Perché questa vittoria cambia il posto di Pogačar dentro la Sanremo

Il peso storico della giornata è chiaro. Pogačar non è più il campione che cercava il modo giusto per vincere la Sanremo. È uno che ci è riuscito davvero, in un’edizione durissima da interpretare, dopo una caduta, contro rivali di altissimo livello, in uno sprint che sembrava quasi impossibile dopo una corsa del genere. Questo cambia completamente il suo rapporto con la Classicissima.

La Sanremo non appartiene mai davvero a nessuno, perché è troppo strana, troppo lunga e troppo nervosa per diventare docile. Ma da oggi Pogačar ha smesso di inseguirla. L’ha finalmente conquistata. E lo ha fatto nel modo più adatto a una corsa così: con coraggio, con caos, con freddezza e con un finale che sembrava già leggenda mentre lo stavamo guardando.

Fonti e riferimenti