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Milano-Torino 2026: Pidcock vince a Superga davanti a Johannessen e Roglič

Tom Pidcock conquista Milano-Torino 2026 con uno scatto secco negli ultimi 500 metri di Superga. Johannessen è secondo, Roglič terzo.

19 March 2026 Redazione Bicitalk 5 min lettura
Tom Pidcock vince Milano-Torino 2026 sul traguardo di Superga

Tom Pidcock ha vinto Milano-Torino 2026 riportando la corsa dei 150 anni esattamente dove doveva finire: sulla rampa finale di Superga, in un confronto secco tra uomini da classiche dure e uomini da grandi corse a tappe. Il britannico della Q36.5 ha aspettato il momento giusto, ha lasciato che la corsa si tendesse nell’ultimo chilometro e poi ha piazzato l’accelerazione decisiva a 500 metri dall’arrivo, staccando Tobias Halland Johannessen e Primož Roglič.

È una vittoria che pesa più del semplice ordine d’arrivo. Milano-Torino è tornata a essere una corsa da scalatori esplosivi e corridori completi, e vincerla davanti a un finale del genere, contro rivali del livello di Roglič e Johannessen, dà a Pidcock un segnale forte in vista del blocco che porta alla Milano-Sanremo e poi alle Ardenne. Non perché Superga e la Via Roma siano la stessa cosa, ma perché una corsa così ti dice subito se le gambe sono davvero pronte a reggere una giornata nervosa, veloce e selettiva.

Una corsa veloce fin dall’inizio, poi tutto si è spostato su Superga

La giornata è partita fortissimo, con una prima ora sopra i 52 km/h di media e con il solito sforzo necessario per far partire la fuga giusta. Davanti si sono mossi corridori solidi come Alessandro Milesi, Valentin Ferron, Patrick Konrad, Andrea Pietrobon, Mathieu Burgaudeau e Adrien Maire, ma il gruppo non ha mai concesso margini davvero tranquilli. Era una corsa disegnata per esplodere quando la strada avrebbe iniziato a salire sul serio.

La prima ascesa di Superga ha già rimesso ordine e soprattutto ha mostrato un dettaglio importante: la Red Bull-Bora-hansgrohe non voleva aspettare troppo. Roglič ha provato a muoversi già lì, trascinando con sé uomini come Jefferson Cepeda, Cian Uijtdebroeks e lo stesso Pidcock. È stato il modo più chiaro per dire che la corsa non sarebbe stata gestita con prudenza fino all’ultimo chilometro.

Il finale è stato una gara di sangue freddo

Dopo il primo passaggio su Superga si è formato davanti un gruppo di alto livello, con dentro anche Jan Christen, Carlos Verona, Giulio Pellizzari, Lorenzo Fortunato e altri nomi capaci di leggere bene una corsa così. Nel passaggio tra una salita e l’altra il gruppo si è ricompattato quel tanto che bastava per lasciare aperti più scenari, poi sulla seconda ascesa è entrata in scena anche la Movistar con un attacco di Uijtdebroeks.

Il punto chiave, però, è stato un altro: nessuno è riuscito davvero a far saltare il banco prima del tratto finale. Roglič ha dato l’impressione di voler mettere gli altri sulla difensiva, Johannessen ha tenuto benissimo, ma la corsa è arrivata nell’ultimo chilometro ancora abbastanza compatta da trasformarsi in una sfida di tempismo e lucidità. Ed è proprio lì che Pidcock è stato il più netto di tutti.

La sua progressione non è stata un allungo lungo e disperato. È stata una frustata scelta con precisione, nel momento in cui il gruppo era già tirato e in cui Roglič aveva iniziato a muovere la corsa. Pidcock ha aspettato mezzo secondo in più degli altri e poi ha aperto il gas quando nessuno aveva più spazio per riorganizzarsi. È così che ha costruito il suo vantaggio e ha portato a casa una corsa che, per prestigio e tipo di finale, conta davvero.

Perché questo risultato conta più di una vittoria qualsiasi

Milano-Torino non è la corsa che decide da sola la primavera, ma è una gara che aiuta a capire molto bene dove sono certi corridori. Per Pidcock questa vittoria dice due cose. La prima è che la gamba c’è. La seconda è che la brillantezza, quella necessaria per finali molto nervosi e molto rapidi, è già abbastanza pronta da fargli leggere bene anche il weekend che porta alla Sanremo.

È anche un successo che racconta bene la sua natura di corridore. Pidcock non ha bisogno di una corsa completamente bloccata o completamente esplosa. Gli basta che la selezione sia vera e che il finale resti abbastanza aperto da permettergli di usare accelerazione, istinto e cambio di ritmo. Superga, in questo senso, gli ha consegnato il terreno ideale.

Dietro di lui il secondo posto di Johannessen conferma che il norvegese continua a essere uno di quei corridori che nelle giornate dure restano quasi sempre dentro l’azione vera. Il terzo posto di Roglič, invece, vale come conferma di condizione e di presenza, ma anche come promemoria: quando la corsa si è trasformata in uno sprint in salita, stavolta è mancato l’ultimo colpo.

Verso la Sanremo cambia qualcosa?

Non nel senso più semplice. Vincere a Superga non trasforma automaticamente Pidcock nel favorito naturale della Milano-Sanremo 2026. Però gli dà un peso diverso nel gruppo di quelli da prendere sul serio. La Sanremo resta una corsa molto meno lineare, dove entrano in gioco sprint, posizionamento, Cipressa, Poggio e lettura tattica quasi perfetta. Ma arrivarci dopo una vittoria così, contro un cast di questo livello, significa presentarsi con un margine di credibilità decisamente più alto.

Per questo Milano-Torino 2026 non va letta solo come la corsa del mercoledì che accompagna la settimana della Sanremo. Va letta come una giornata che ha già dato una risposta concreta: Tom Pidcock è dentro la primavera vera, e quando la corsa si impenna nel momento decisivo resta uno di quelli che sanno ancora scegliere l’attimo giusto meglio degli altri.

Fonti e riferimenti