La Nove Colli 2026 ha chiuso la sua 55ª edizione nel segno di Riccardo Barbuto e Annalisa Prato, vincitori del percorso lungo da 200 km sulle strade di Cesenatico e dell’entroterra romagnolo. È stata una giornata pienamente da Nove Colli: partenza all’alba, migliaia di ciclisti in griglia, salite iconiche, finali tirati e quella miscela particolare di fatica vera e festa popolare che rende questa granfondo diversa da quasi tutte le altre.
Barbuto, dell’Equipe Corbettese, ha vinto il lungo maschile in 5h28’06”, precedendo Luca Cavallo per appena un secondo. Tra le donne, successo per Annalisa Prato in 6h10’15”, davanti a Roberta Bussone ed Elisa Leardini. Nel percorso medio, invece, le vittorie sono andate a Vittorio Carrer e Federica Cancellieri.
Una Nove Colli ancora enorme
La Nove Colli resta una delle prove simbolo del ciclismo amatoriale italiano perché non vive soltanto di classifica. Vive di rituali: sveglia prima dell’alba, partenza alle 6 dalla zona della Colonia Agip, lungomare di Cesenatico pieno già nelle prime ore, poi il cambio di paesaggio verso le colline. Il sito ufficiale indicava per il 2026 tre format principali: lungo da 200 km e 3.814 metri di dislivello, medio da 137 km e 1.872 metri, più il percorso gravel da 107 km e 1.798 metri.
Il lungo è il cuore storico della manifestazione. Dentro ci sono i nomi che ogni granfondista conosce anche senza averli mai affrontati: Polenta, Pieve di Rivoschio, Ciola, Barbotto, Montetiffi, Perticara, Monte Pugliano, Passo delle Siepi e Gorolo. Non sono solo salite su una mappa. Sono punti di verifica: ogni colle cambia il rapporto tra entusiasmo, gestione e lucidità.
Il lungo: Barbuto batte Cavallo di un secondo
Il dato più forte della classifica maschile è il margine. Barbuto ha chiuso davanti a Cavallo per un solo secondo, dopo oltre cinque ore e mezza di gara. È il tipo di arrivo che spiega bene quanto la Nove Colli possa essere brutale anche per chi la corre davanti: 200 km, quasi quattromila metri di dislivello, e poi tutto ridotto a una questione di posizione, gambe e lucidità nell’ultimo tratto verso Cesenatico.
Secondo il comunicato ufficiale, Barbuto ha riconosciuto la durezza del duello con Cavallo e ha raccontato di non aver ancora realizzato del tutto il peso della vittoria. Il terzo posto è andato a Simone Impellizzeri, staccato di 2’45”. In una granfondo così lunga, un podio con distacchi tanto stretti nella parte alta è sempre un segnale: la corsa non si è risolta soltanto per selezione naturale, ma anche per capacità di restare mentalmente dentro il finale.
Prato vince tra le donne: attacco e controllo
La prova femminile del lungo ha premiato Annalisa Prato, nome già noto nel mondo delle granfondo. Il suo successo è arrivato con oltre tre minuti su Roberta Bussone e circa dieci su Elisa Leardini. Non è stata quindi una vittoria di misura, ma una gara costruita con autorità, coerente con il profilo di un’atleta abituata a interpretare bene prove lunghe e dure.
Nel testo ufficiale della manifestazione, Prato ha spiegato di aver scelto una condotta aggressiva dopo una precedente occasione persa in volata. È un dettaglio interessante perché racconta bene la differenza tra subire la Nove Colli e correrla: quando la gara è così lunga, attaccare non significa soltanto avere più forza, ma prendersi il rischio di restare sola per molti chilometri e continuare a spingere senza riferimenti comodi.
Ordini d’arrivo principali
| Gara | Vincitore / vincitrice | Tempo | Podio |
|---|---|---|---|
| Lungo uomini | Riccardo Barbuto | 5h28’06” | 2. Luca Cavallo, 3. Simone Impellizzeri |
| Lungo donne | Annalisa Prato | 6h10’15” | 2. Roberta Bussone, 3. Elisa Leardini |
| Medio uomini | Vittorio Carrer | 3h37’43” | 2. Matteo Freddi, 3. Aldo Caiati |
| Medio donne | Federica Cancellieri | 3h54’47” | 2. Silvia Visaggi, 3. Valentina Brivio |
Carrer e Cancellieri sul medio
Nel percorso medio, Carrer ha vinto in una volata serrata con Matteo Freddi e Aldo Caiati, tutti accreditati dallo stesso tempo ufficiale. Il suo racconto del finale, con i crampi arrivati a tre chilometri dal traguardo, rende bene il tipo di fatica che il medio può produrre: meno chilometri del lungo, ma ritmo più alto e margini di gestione molto più stretti.
Tra le donne del medio ha vinto Federica Cancellieri, davanti a Silvia Visaggi e Valentina Brivio. Il Resto del Carlino ha riportato anche la caduta di Visaggi nel rettilineo d’arrivo, con intervento dei sanitari e condizioni descritte come non particolarmente preoccupanti. La stessa testata ha segnalato un episodio più serio lungo il percorso, con un cicloturista trasportato in eliambulanza e ricoverato al Bufalini con prognosi riservata: un passaggio che ricorda quanto, dentro una festa enorme come la Nove Colli, la sicurezza resti sempre una parte centrale dell’evento.
Perché questa granfondo conta ancora
La Nove Colli non è la più interessante solo perché è dura. Di granfondo dure ce ne sono molte. È speciale perché tiene insieme prestazione, territorio e identità. Per chi sta davanti, è una gara vera: tattica, selettiva, nervosa nel finale. Per chi sta dietro, è spesso una sfida personale che vale una stagione. E per Cesenatico è un rito collettivo che trasforma la città in una capitale temporanea della bici.
L’edizione 2026 ha aggiunto anche una nota curiosa con la presenza di Isaac Del Toro nel gruppo di testa a pochi chilometri dall’arrivo, poi sfilatosi per lasciare ai due battistrada la lotta per la vittoria. È un dettaglio quasi simbolico: il professionismo che attraversa la scena, ma la Nove Colli che resta prima di tutto casa dei cicloamatori.
La prossima edizione è già fissata per domenica 23 maggio 2027. Per molti, la preparazione inizierà molto prima: perché la Nove Colli, più che una domenica di maggio, è una data che si porta addosso per mesi.