Una crisi vera di Jonas Vingegaard oggi sarebbe una sorpresa. Una giornata sporca, invece, è molto più plausibile. La tappa 18 del Giro d’Italia 2026, Fai della Paganella-Pieve di Soligo, non ha il profilo della grande montagna che può far crollare la maglia rosa. Ma ha abbastanza curve, strappi e finale nervoso per creare il tipo di stress che una squadra leader preferirebbe evitare prima di Alleghe e Piancavallo.
Il percorso ufficiale parla chiaro: tappa ondulata dall’inizio alla fine, Civezzano, Scale di Primolano, poi dopo Valdobbiadene la sequenza Combai, Tarzo e Ca’ del Poggio prima di Pieve di Soligo. Il punto più cattivo è il Muro di Ca’ del Poggio, a 9 chilometri dall’arrivo. Cyclingnews lo descrive come 1,1 km all’11,3% medio, con punte al 19%. Non è una salita da ribaltare il Giro, ma è una rampa perfetta per rompere l’ordine.
Perché non sembra una crisi di gambe
Vingegaard arriva da Carì con un vantaggio enorme e da Andalo senza segnali negativi. Ha quattro tappe vinte, la maglia rosa, la maglia azzurra e una squadra che finora ha gestito bene i momenti decisivi. Dopo la tappa 17 ha parlato delle due giornate di montagna ancora da affrontare, soprattutto quella di venerdì, come del terreno dove potrebbero crearsi differenze vere. È il linguaggio di un corridore in controllo, non di uno che aspetta solo di difendersi.
Il suo vantaggio su Felix Gall è di 4’03”, su Thymen Arensman di 4’27”, su Jai Hindley di 5′. Anche se oggi perdesse qualche secondo in un finale caotico, il Giro non cambierebbe padrone. Per parlare di crisi servirebbe altro: una caduta, una foratura nel punto sbagliato, una squadra isolata troppo presto o una giornata di alimentazione completamente sbagliata.
Il rischio vero: correre da squadra troppo sicura
Il pericolo per Visma non è la salita in sé, ma la gestione. Una fuga numerosa può andare via, Narváez può muoversi per la ciclamino, qualche uomo di classifica può provare un attacco più per nervosismo che per convinzione. E in un finale come quello di Pieve di Soligo, se il gruppo entra male sulle rampe o si spezza in discesa, non sempre basta essere il più forte per stare tranquillo.
C’è poi il tema Piganzoli. Vingegaard ha fatto capire che sarebbe disposto a sacrificare una vittoria personale se il compagno avesse una chance di tappa o di maglia bianca. È un segnale bello, quasi generoso, ma anche tatticamente delicato: quando una squadra leader prova a correre per più obiettivi, il margine d’errore aumenta. Oggi non serve dominare. Serve non complicarsi la vita.
Cosa guardare nel finale
Il punto chiave sarà l’ingresso sul Muro di Ca’ del Poggio. Se Visma porterà Vingegaard davanti, la giornata dovrebbe scorrere senza scosse. Se invece la maglia rosa resterà intrappolata dietro a compagni stanchi, corridori della fuga ripresi o squadre che preparano lo sprint ristretto, allora il finale può diventare fastidioso. Non abbastanza per parlare di crollo, ma abbastanza per lasciare qualche segnale in vista del weekend.
La crisi probabile, quindi, non è quella di Vingegaard. È quella degli altri se continueranno ad aspettare la salita lunga perfetta. Oggi chi vuole mettere pressione alla maglia rosa deve almeno provarci sul terreno imperfetto. Perché ad Alleghe e Piancavallo, se Visma arriverà ancora intatta, potrebbe essere già troppo tardi.