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Milano-Sanremo 2026: perché questa volta la corsa può esplodere già sulla Cipressa

La Milano-Sanremo 2026 si annuncia come uno degli snodi più tesi della primavera: Pogačar torna con la Cipressa nel mirino, Van der Poel arriva dal gravel della Tirreno con sensazioni forti, Ganna punta a presentarsi al massimo e Van Aert resta un rebus tutto da leggere.

21 March 2026 Redazione Bicitalk 8 min lettura
Planimetria del percorso della Milano-Sanremo 2026 con Cipressa e Poggio

La Milano-Sanremo 2026 ha il solito volto ingannevole della Classicissima: quasi trecento chilometri che sembrano invitare al controllo, poi una corsa che all’improvviso si stringe, accelera e costringe i grandi nomi della primavera a scoprirsi davvero. È la Monumento più difficile da governare proprio perché non appartiene mai fino in fondo a una sola categoria di corridori. I velocisti la guardano come un’occasione. Gli attaccanti la leggono come una sfida al limite. I campioni completi, invece, sanno che è una corsa da vincere prima con la testa e poi con le gambe.

Nel 2026 c’è però un dettaglio che la rende ancora più intrigante: il clima tattico attorno alla corsa sembra più definito del solito. Tadej Pogačar non nasconde più che la Sanremo è uno degli obiettivi che gli mancano davvero. Mathieu van der Poel sta seguendo una traiettoria di forma molto simile a quella che lo aveva portato a vincere un anno fa. Filippo Ganna ha impostato la primavera proprio per arrivare alla Classicissima in condizioni migliori rispetto al 2025. E Wout van Aert, dopo mesi complicati, si avvicina a questa corsa come a un test di verità sul suo ritorno pieno tra i grandi delle classiche.

Il percorso resta lo stesso, ma il modo di correrlo non è più lo stesso

La base resta quella confermata dagli organizzatori: partenza ancora da Pavia, distanza salita a 298 chilometri, poi il rientro sul tracciato storico verso Tortona, il Passo del Turchino, la costa ligure, i tre Capi, la Cipressa e il Poggio prima della discesa verso Via Roma. Detto così sembra il solito riassunto inevitabile. In realtà è proprio il modo in cui la corsa è stata reinterpretata negli ultimi due anni ad averne cambiato il significato.

Per molto tempo la Milano-Sanremo è stata raccontata come una Monumento in cui tutti aspettavano il Poggio e in cui la Cipressa serviva soprattutto a togliere qualche gregario e a creare un po’ di tensione. L’arrivo di Pogačar ha rotto questa abitudine. La sua capacità di alzare il ritmo già sulla penultima salita ha cambiato la percezione della corsa. Oggi la domanda non è più soltanto chi resisterà sul Poggio. La domanda è se il gruppo riuscirà ad arrivarci ancora intero o se la corsa verrà incrinata prima.

Pogačar parte ancora dalla stessa ossessione

Il punto chiave della preview sta probabilmente qui. Pogačar non ha mai smesso di guardare alla Milano-Sanremo come a una corsa da conquistare con un gesto fuori scala. Nei giorni precedenti allo Strade Bianche, Cyclingnews ha ricostruito una sua nuova ricognizione sulla Cipressa, con un tempo molto forte registrato su Strava durante un allenamento. Il dato va trattato con prudenza, ma il messaggio no: la Cipressa continua a essere il centro del suo immaginario tattico.

È coerente con quello che si è visto negli ultimi anni. Lo sloveno non vuole soltanto rendere dura la corsa: vuole impedirle di rimanere ambigua fino allo sprint. Per farlo deve vincere la corsa nella zona che storicamente non bastava a vincerla. È un compito quasi paradossale, ma è proprio lì che la sua Sanremo prende senso.

C’è però una differenza importante rispetto al passato recente. UAE Team Emirates-XRG arriva a questa parte della primavera con meno certezze nel ruolo di supporto. Cyclingnews ha sottolineato l’assenza di due uomini pesanti come Tim Wellens e Jhonatan Narváez nel lavoro di accompagnamento e posizionamento verso la Cipressa. È un dettaglio decisivo, perché la Milano-Sanremo non chiede solo di essere il più forte sul Poggio: chiede di arrivare al punto giusto della corsa nel posto esatto, al momento esatto, con ancora abbastanza squadra per imporre il proprio copione.

Anche per questo la Sanremo di Pogačar non può essere letta solo come la corsa del corridore più forte. È anche la corsa di una squadra che deve riuscire a metterlo nella zona più delicata della gara con meno margine di errore. Se ci riesce, lui resta il corridore più capace di cambiare la corsa in modo brutale. Se non ci riesce, la Monumento torna subito a premiare chi sa leggere meglio il caos.

Van der Poel arriva con il tipo di gamba che conta davvero qui

Se c’è un uomo che oggi sembra poter convivere con questa imprevedibilità senza soffrirla troppo, quello è Van der Poel. La sua vittoria nella seconda tappa della Tirreno-Adriatico non conta solo come risultato di giornata. Conta soprattutto per il tipo di sforzo che ha prodotto: corsa nervosa, fango, gravel, continui cambi di ritmo, finale violento. Dopo l’arrivo, l’olandese ha detto che “andare così a fondo” è difficile da simulare in allenamento. È una frase semplice, ma molto utile per leggere la sua condizione in ottica Sanremo.

La Milano-Sanremo non si vince soltanto con i watt puri. Si vince anche con la capacità di arrivare al momento decisivo già preparati a uno sforzo intermittente, disordinato, difficile da controllare. Da questo punto di vista, il Van der Poel visto a San Gimignano manda un segnale forte. Non tanto perché suggerisce una superiorità netta, ma perché conferma che il suo avvicinamento alla primavera è ancora una volta molto concreto, molto corsa-centrico, molto vicino al tipo di stress che poi decide le grandi classiche.

Van der Poel ha un vantaggio che alla Sanremo pesa sempre: non ha bisogno di una sola corsa possibile. Se il finale si apre sulla Cipressa, lui può reggere. Se si aspetta il Poggio, lui può attaccare. Se si arriva in tre o quattro, può sprintare. Se la discesa diventa il punto di frattura, ha tecnica e freddezza per reggerla. È il motivo per cui alla vigilia continua a essere il corridore più difficile da mettere davvero fuori gioco.

Ganna non nasconde il bersaglio

L’altro nome che cambia il tono di questa Sanremo è Filippo Ganna. Negli ultimi giorni il piemontese ha parlato con chiarezza del proprio programma di primavera e la frase più importante, in chiave Classicissima, è arrivata proprio alla vigilia della Tirreno: ha spiegato di aver scelto una costruzione diversa rispetto all’anno scorso per arrivare “alla Milano-Sanremo e alle classiche del pavé” nella forma migliore. È una dichiarazione utile perché elimina un equivoco: Ganna non sta vivendo questa parte della stagione come semplice avvicinamento generico. Sta puntando dritto a questa finestra.

Per la Sanremo è un dettaglio enorme. Ganna non ha bisogno che la corsa diventi soltanto un esercizio di resistenza. Ha bisogno che resti durissima ma ancora leggibile, perché in quel tipo di finale la sua combinazione di motore, progressione e sprint lungo lo rende uno dei pochissimi corridori capaci di stare nel mezzo tra gli attaccanti puri e i velocisti superstiti.

La sua grande occasione è questa: fare della Sanremo una corsa selettiva ma non completamente distrutta. Se Pogačar la fa saltare troppo presto e troppo nettamente, Ganna rischia di trovarsi nella zona peggiore possibile, costretto a inseguire un gesto estremo. Se invece resta attaccato ai migliori fino allo scollinamento del Poggio o in un piccolo gruppo verso Via Roma, diventa un candidato molto serio. L’anno scorso è stato già abbastanza chiaro che non è più un outsider romantico in questa corsa. È una minaccia vera.

Van Aert porta più dubbi che garanzie, ma è proprio questo a renderlo pericoloso

Il caso Van Aert è diverso. La sua Tirreno-Adriatico sta raccontando un corridore con gambe presenti ma con un tema ancora aperto nel posizionamento. Dopo la tappa di San Gimignano ha ammesso di essere stato “molto deluso”, di essere arrivato fuori posizione nel punto più importante della corsa e di aver fatto “alcune scelte sbagliate” per risalire. Sono parole che pesano, perché la Milano-Sanremo è probabilmente la Monumento in cui il posizionamento conta di più in rapporto a quanto poco tempo ci sia per correggere un errore.

Il lato positivo per lui è che le gambe sembrano esserci. Il lato meno rassicurante è che alla Sanremo non basta avere gambe buone se perdi dieci posizioni nel momento sbagliato. La corsa sul piede della Cipressa, l’ingresso sul Poggio, la discesa: tutto si gioca in spazi strettissimi. Van Aert resta uno dei pochi uomini in gruppo che, in teoria, possiede tutte le armi per vincerla. Ma questa teoria deve ancora tornare pienamente pratica.

Paradossalmente, proprio questa incertezza può renderlo più interessante. Se arriva alla Sanremo senza il peso del ruolo di uomo più atteso, potrebbe correre con maggiore libertà. E in una Monumento così tattica, la libertà conta quasi quanto la gamba.

La corsa si deciderà ancora sulla Cipressa, ma non solo per chi attacca

Molte preview della Sanremo si limitano a dire che la Cipressa sarà decisiva. Vero, ma solo in parte. La penultima salita conta non soltanto per chi proverà ad attaccare. Conta perché è il luogo in cui tutte le squadre dovranno mostrare quanto davvero credono al proprio piano. UAE dovrà capire se può aprire la corsa in modo brutale. Alpecin dovrà decidere se seguire e basta o se anticipare il momento di intervento. Ineos dovrà proteggere Ganna senza bruciare uomini troppo presto. Visma dovrà portare Van Aert nel posto giusto senza sprecarlo nella lotta continua per la ruota.

In altre parole, la Cipressa non selezionerà solo i corridori: selezionerà anche la qualità dei piani. È qui che la Milano-Sanremo 2026 può diventare una corsa di squadra ancora prima che una corsa da fenomeni.

La Sanremo più bella è sempre quella che non si decide una sola volta

Alla vigilia, la sensazione più forte è che questa edizione possa essere una delle più ricche sul piano tattico degli ultimi anni. Non perché i favoriti siano tantissimi, ma perché i principali hanno strade diverse per cercare la stessa vittoria. Pogačar vuole una corsa portata al limite prima del Poggio. Van der Poel può permettersi di viverla in più modi. Ganna spera in una selezione vera ma non assoluta. Van Aert cerca la giornata in cui tutto torna al posto giusto.

È esattamente il tipo di equilibrio che rende la Milano-Sanremo così grande. Una corsa in cui tutti sanno cosa sta per succedere, ma nessuno è davvero certo di quando, come e per mano di chi. Nel 2026 la Cipressa sembra di nuovo il punto in cui tutto può esplodere. Ma la verità, come sempre qui, è che la corsa migliore sarà probabilmente quella che saprà cambiare faccia almeno due o tre volte prima di arrivare in Via Roma.

Fonti: Milano-Sanremo official route | Cyclingnews route | Cyclingnews su Ganna | Cyclingnews su Van der Poel | Cyclingnews su Pogačar | Cyclingnews sul supporto UAE | Cyclingnews su Van Aert