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Parigi-Nizza 2026, tappa 5: Vingegaard scappa da lontano e chiude quasi la corsa

Jonas Vingegaard vince anche la quinta tappa della Parigi-Nizza 2026, attacca a 21 chilometri dal traguardo e allunga in modo netto sulla classifica generale.

12 March 2026 Redazione Bicitalk 4 min lettura
Jonas Vingegaard nella quinta tappa della Parigi-Nizza 2026 verso Colombier-le-Vieux

Jonas Vingegaard ha trasformato la quinta tappa della Parigi-Nizza 2026 in una dimostrazione di forza piena. Sul percorso lungo e nervoso da Cormoranche-sur-Saône a Colombier-le-Vieux, il danese della Visma-Lease a Bike ha aspettato il punto più duro della giornata, ha accelerato sulla Côte de Saint-Jean-de-Muzols e poi ha passato gli ultimi 21 chilometri da solo, aumentando il vantaggio metro dopo metro fino a prendere la seconda vittoria consecutiva e a dare un colpo pesantissimo alla classifica generale.

Il dato che cambia il tono della corsa non è solo il successo di tappa. È il margine. Vingegaard ha chiuso con oltre due minuti sui primi inseguitori e ora guarda tutti dall’alto con un vantaggio che, a questo punto della settimana, costringe gli avversari a pensare più a una giornata miracolosa che a un normale ribaltone. Dani Martínez è il primo inseguitore a 3’22”, poi arrivano Georg Steinhauser a 5’50” e Kevin Vauquelin a 6’09”. Non è ancora la Parigi-Nizza conclusa, ma il peso della corsa adesso è chiaramente nelle mani del danese.

Una giornata lunga, dura e sempre pronta a spezzarsi

La tappa era una di quelle che in partenza non sembrano spettacolari in modo ovvio, ma che sanno diventare crudeli con il passare dei chilometri. Più di 206 chilometri, quasi 3.000 metri di dislivello, continui saliscendi e tre muri nell’ultima parte: un profilo capace di consumare energie e, soprattutto, di costringere i leader a stare davanti per tutta la giornata.

La corsa è partita veloce, con tanti tentativi di fuga e un primo assetto offensivo che ha preso forma solo dopo parecchi chilometri. Aleksandr Vlasov ha promosso l’azione giusta, poi davanti si è composto un gruppo interessante con uomini solidi come Joshua Tarling, Rémi Cavagna, Jefferson Cepeda e Nicolas Prodhomme. Dietro, però, la Visma-Lease a Bike non ha mai davvero lasciato respirare la corsa. Il vantaggio dei battistrada è rimasto sempre sotto controllo, segnale chiaro di una squadra convinta di poter vincere la giornata.

Vingegaard ha scelto il punto giusto e lì ha fatto il vuoto

La tappa è cambiata davvero quando la strada ha cominciato a impennarsi in serie nel finale. La Côte de Sécheras ha iniziato a selezionare, la Côte de Saint-Félicien ha tolto altre energie, ma il colpo decisivo è arrivato sulla Côte de Saint-Jean-de-Muzols, la rampa più dura del giorno. Lì Vingegaard non ha dato l’idea di voler testare gli altri: è partito per fare differenza. E l’ha fatta subito.

La sua accelerazione ha avuto il classico effetto delle giornate migliori dei grandi uomini da corse a tappe: nessuno è riuscito davvero a rispondere, e nel giro di pochi minuti la battaglia alle sue spalle è diventata una corsa per il podio di giornata, non più per la vittoria. Quando mancavano ancora 21 chilometri al traguardo, Vingegaard era già da solo. Da lì in poi ha gestito con freddezza, senza mai dare l’impressione di poter andare in crisi.

In una settimana che già aveva perso uno dei protagonisti attesi come Juan Ayuso, uscito ieri dopo la caduta, la Parigi-Nizza si ritrova così con un leader che non si limita a difendere: attacca, allunga e costringe il resto della corsa a inseguire un livello che oggi è sembrato semplicemente fuori portata.

La classifica ora racconta una corsa quasi ribaltata

Il vero effetto della quinta tappa si legge nella generale. Dopo il caos di ieri e i distacchi già aperti, oggi Vingegaard ha aggiunto un altro strato di selezione. Martínez resta il nome più vicino in classifica, ma il ritardo oltre i tre minuti significa che da domani il danese potrà correre con un margine tattico enorme. Anche chi finora è rimasto in piedi, come Steinhauser o Vauquelin, si ritrova improvvisamente a dover inventare qualcosa di molto più aggressivo del previsto.

Questa è la parte forse più impressionante della giornata: non tanto la vittoria in sé, ma la sensazione di controllo che Vingegaard ha imposto alla corsa. Quando un corridore vince due tappe di fila in modi diversi, prima resistendo nel caos e poi demolendo tutti in salita da lontano, cambia anche la percezione degli altri. La Parigi-Nizza 2026 non sembra più una corsa apertissima. Sembra una corsa che ormai ruota attorno a lui.

Cosa cambia da qui a Nizza

Naturalmente restano ancora tappe dure e terreni adatti a imboscate. La Parigi-Nizza è una gara che ama complicarsi fino all’ultimo, soprattutto quando entra nel blocco del weekend. Però il copione è cambiato: da ora non si tratta più di capire chi sia il più forte, ma di capire se qualcuno abbia davvero il coraggio e la gamba per mettere sotto pressione Vingegaard.

Oggi la risposta più onesta è no. Il danese ha corso come l’uomo che aveva la tappa sotto controllo prima ancora di aprirla del tutto. E se nelle prossime giornate non arriverà qualcosa di davvero inatteso, la quinta frazione di Colombier-le-Vieux rischia di essere ricordata come il giorno in cui la Corsa verso il Sole ha smesso di essere una lotta aperta ed è diventata il territorio di Jonas Vingegaard.

Fonti: Paris-Nice | ProCyclingStats