Lorenzo Finn guarda al WorldTour 2027 con un riferimento vicino: Paul Seixas. Nell’intervista rilasciata a Ciro Scognamiglio per la Gazzetta dello Sport il 30 settembre, il ligure spiega che i progressi del francese lo stimolano. Il Giro d’Italia è una possibilità che gli piacerebbe esplorare, non una partecipazione annunciata dalla Red Bull-BORA-hansgrohe.
Foto d’archivio: Finn in maglia gialla al Tour de l’Avenir 2026. Non raffigura il Mondiale di Montréal o il momento dell’intervista.
Seixas come stimolo, non come scadenza
«Vedere dove è già arrivato mi stimola», racconta Finn alla Gazzetta. Il confronto nasce da una rivalità nelle categorie giovanili, ma non coincide con l’obbligo di ripetere gli stessi passaggi negli stessi mesi.
Qui sta il punto interessante del suo racconto. Un coetaneo può rendere credibile un obiettivo senza diventare un metro quotidiano del proprio valore. Nel ciclismo il salto di categoria cambia avversari, distanze e responsabilità: una vittoria tra gli under 23 e una buona giornata nel gruppo WorldTour rispondono a domande diverse. Leggere tutto attraverso il confronto fra due nomi rischia di nascondere proprio questa differenza.
Dal Giro Next Gen all’Avenir, il contesto del salto
Finn arriva al passaggio dopo le vittorie al Giro Next Gen 2026 e al Tour de l’Avenir 2026. Cyclingnews aveva già descritto, dopo il successo al Giro, il percorso verso la squadra WorldTour Red Bull nel 2027. Non si tratta quindi di una decisione nata dalle parole su Seixas.
Vincere una corsa a tappe giovanile significa anche gestire più giornate, difendere una posizione e rispondere agli attacchi. Sono esperienze importanti, ma non autorizzano a trasformare un vincitore dell’Avenir in un candidato immediato al podio di un grande giro. Il valore di questi risultati è il punto di partenza, non una previsione automatica della carriera.
Il Mondiale come prima misura fra i grandi
A Montréal Finn ha chiuso 55°. Nell’intervista descrive la fatica crescente del finale e il compito di restare vicino a Giulio Ciccone finché possibile. Portare a termine la prova rappresenta per lui un’esperienza da utilizzare negli anni successivi, non un risultato da leggere soltanto attraverso il piazzamento.
L’analisi è diversa da quella di una corsa in cui si parte per vincere: contano anche il posizionamento, il lavoro svolto e la capacità di restare dentro la gara quando aumenta la selezione. Questo non cancella il distacco, ma permette di porre una domanda più utile: quali situazioni sarà in grado di gestire meglio la prossima volta?
Giro o Vuelta? Il calendario resta da costruire
Finn esprime interesse per il Giro e anche per la Vuelta, precisando che il tema non è ancora stato affrontato con la squadra. Per il finale di stagione cita Giro dell’Emilia, Tre Valli Varesine e Gran Piemonte: gli impegni indicati nell’intervista, non una lista definitiva di convocazioni.
La scelta di un primo grande giro non riguarda soltanto il prestigio della corsa. Conta con quale preparazione ci si arriva, quale ruolo assegna la squadra e come quella partecipazione si inserisce nel resto dell’anno. Per questo desiderare il Giro e avere il Giro in programma sono due notizie diverse. Al momento Finn ha raccontato la prima.