Gli allenamenti di Brandon McNulty raccontati da Carl Pettersson hanno una struttura riconoscibile: lavoro a bassa cadenza, lunghi blocchi regolari e un’intensità che diventa più specifica avvicinandosi al Mondiale. A rendere interessante questa preparazione non è una singola uscita smisurata. È la sequenza: costruire continuità, allungare il lavoro sostenuto, inserire cambi di ritmo e arrivare alle gare con sedute più mirate. Dentro ci sono intervalli impegnativi, ma anche molto mestiere nel modo di combinarli.
Nel video How Brandon McNulty trained to become World Champion, pubblicato il 16 ottobre 2026, Pettersson ricostruisce il periodo precedente al titolo iridato attraverso i dati pubblici del corridore. La sua lettura offre soprattutto un’occasione per capire che cosa distingue sedute che, viste soltanto come ore settimanali, sembrerebbero simili.
Video originale: Carl Pettersson, analisi della preparazione di Brandon McNulty.
Le sedute di McNulty: una mappa per seguire il video
| Seduta illustrata | Struttura descritta | Funzione nella lettura dell’autore | Passaggio |
|---|---|---|---|
| Torque | 8×4 minuti, recuperi di 4 minuti | Lavoro a bassa cadenza | 2:38–2:57 |
| Torque prolungato | 5×10 minuti a 50 rpm | Durata maggiore sulla pedalata | 3:54–4:25 |
| Blocchi chiamati LT1 | 3×30 → 3×35 → 3×40 minuti | Progressione dell’endurance sostenuta | 5:30–6:48; 13:24 |
| Over-under | 4 minuti sotto + 1 sopra il riferimento, ripetuti 4 volte: 20 minuti | Variazioni intorno alla soglia | 7:35–8:20 |
| Intervalli lunghi e brevi | 6×4 minuti, poi 6×30 secondi | Giornata ad alta intensità | 8:28–9:03 |
| 40/20 | 3 blocchi da 6 minuti | Alternanza rapida di lavoro e recupero | 10:15–10:32 |
| Richiamo pre-Mondiale | 4×4 minuti e 3×30 secondi | Meno ripetizioni nella seduta specifica | 12:23–12:40 |
| Attivazione pre-gara | 3×2 minuti e brevi 40/20 | Preparazione immediata alla corsa | 10:47–11:26; 12:46–12:56 |
Questa è una mappa dei contenuti discussi, non una settimana tipo da eseguire. Le denominazioni indicano come Pettersson legge le attività; in particolare, la collocazione di alcuni intervalli fra soglia e VO₂max resta una sua interpretazione.
Torque: rendere impegnativo il gesto senza inseguire soltanto i watt
La bassa cadenza compare presto nella ricostruzione. Negli otto intervalli da quattro minuti, con recupero della stessa durata, il lavoro viene suddiviso in frazioni relativamente brevi; nei cinque tratti da dieci minuti cresce invece il tempo da mantenere con continuità. Sono rispettivamente 32 e 50 minuti di lavoro frazionato: cambia l’impegno totale, oltre alla durata del singolo tratto.
Il riferimento a 50 giri al minuto appartiene alla seduta prolungata descritta. I 40–45 rpm citati dall’autore accompagnano invece un esempio usato per spiegare il torque: non vanno assegnati indistintamente a tutte le ripetute. La distinzione conta, perché la cadenza modifica la coppia richiesta anche senza cambiare la potenza.
Un esempio puramente meccanico lo rende evidente: 300 watt a 50 rpm equivalgono a circa 57,3 Nm di coppia media; gli stessi 300 watt a 90 rpm a circa 31,8 Nm. Il calcolo usa potenza divisa per velocità angolare e non rappresenta un intervallo di McNulty. Spiega perché due tratti con gli stessi watt possano chiedere un gesto diverso. Non dimostra invece che il lavoro in bici equivalga alla forza massima allenata in palestra: coppia media, distribuzione delle forze e adattamento sono concetti distinti.
LT1: la progressione più semplice è aggiungere tempo
I blocchi prolungati sono forse la parte più leggibile del racconto. Tre frazioni da 30, 35 e 40 minuti corrispondono a 90, 105 e 120 minuti complessivi: ogni passaggio aggiunge un quarto d’ora al lavoro frazionato. Dalla prima all’ultima struttura l’aumento è del 33,3%. Non occorre immaginare un aumento simultaneo dei watt per riconoscere una progressione consistente.
Il vantaggio di leggere il carico in questo modo è che rende visibile la variabile che cambia. Mantenere un’intensità gestibile più a lungo è un compito diverso dall’alzarla per una durata invariata. Conta anche dove viene collocata la seduta: arrivarci dopo una giornata semplice oppure dopo più giorni impegnativi cambia il contesto, pur lasciando identiche le tre frazioni scritte sul programma.
Il video usa le etichette LT1 e FATmax, che meritano una distinzione. LT1 è una prima soglia del lattato identificata con un determinato protocollo; FATmax riguarda l’intensità alla quale si osserva la massima velocità di ossidazione dei grassi. La letteratura sul loro accordo non consente di trattarle come sinonimi automatici. Anche “Zona 2” richiede un sistema di riferimento: una scala a tre zone non coincide con una a cinque o sette. I nomi aiutano a seguire il filmato, ma non forniscono il test fisiologico individuale del corridore.
Over-under: il valore è nella variazione, non nella media finale
Quattro minuti sotto un riferimento e uno sopra, ripetuti quattro volte, producono un blocco di venti minuti con un ritmo interno preciso. La differenza rispetto a venti minuti costanti non si vede necessariamente nella potenza media: le accelerazioni cambiano il modo di distribuire lo sforzo e rendono importante la capacità di proseguire dopo il tratto più duro.
La parte “under” non va quindi confusa con una pausa completa. È ancora lavoro, inserito fra le accelerazioni. Per leggere un over-under bisogna guardare entrambe le intensità, oltre al numero di ripetizioni e al recupero fra eventuali blocchi. Due sedute con lo stesso schema temporale possono risultare molto diverse se cambia anche una sola di queste componenti.
Pettersson mostra anche un’esecuzione precedente con la potenza: serve a illustrare il disegno dell’esercizio. Per capirne la logica non occorre trasferire quei watt al 2026. È più utile osservare il rapporto fra tratto controllato e accelerazione, lo stesso principio che distingue questi lavori da una salita affrontata tutta allo stesso ritmo.
Alta intensità: le ripetute lunghe e il finale breve
La combinazione di intervalli da quattro minuti e frazioni da trenta secondi mette nella stessa giornata due durate di lavoro. Sei ripetizioni lunghe sommano 24 minuti; le sei brevi aggiungono tre minuti. Nell’esempio precedente mostrato per illustrare l’esercizio, il narratore indica quattro minuti di recupero fra le ripetute lunghe. Il disegno è quindi leggibile, mentre per la seduta recente non sono certificati tutti i dettagli e le intensità effettive. Guardare soltanto il totale dell’uscita lascerebbe fuori queste differenze.
Il passaggio successivo interessante è il richiamo descritto prima del Mondiale: quattro intervalli lunghi e tre brevi. Nella struttura, il lavoro da quattro minuti scende da 24 a 16 minuti e quello breve da tre minuti a un minuto e mezzo. Si riduce la quantità del contenuto specifico, mantenendo riconoscibili le due componenti. Il confronto riguarda queste sedute, non dimostra da solo una riduzione dell’intero carico settimanale.
Il termine VO₂max indica il riferimento interpretativo dell’autore. Non significa che nel video sia stata misurata la massima capacità di consumo d’ossigeno di McNulty. La distinzione non toglie interesse alla seduta: permette semplicemente di parlare di un lavoro ad alta intensità senza trasformare un file di potenza o frequenza cardiaca in un test di laboratorio.
40/20 e attivazione: il recupero diventa parte del ritmo
Nei tre blocchi da sei minuti di 40/20 l’alternanza è rapida: quaranta secondi di lavoro e venti di recupero. Un ciclo dura un minuto; il blocco contiene quindi sei alternanze. È un’organizzazione diversa dalle ripetute lunghe, perché il recupero arriva spesso ma dura poco. Il contenuto dei venti secondi e la pausa fra i blocchi restano determinanti per descrivere il lavoro completo.
L’attivazione pre-gara raccontata nel filmato combina invece tre frazioni da due minuti e brevi richiami 40/20. Il ruolo nel calendario è differente: si trova vicino alla corsa, non al posto di una giornata di costruzione. Breve, in questo caso, non vuol dire necessariamente blando; vuol dire che la quantità di lavoro va letta insieme alla sua collocazione. La durata dei recuperi fra gli intervalli aiuta a distinguere esercizi che, limitandosi ai picchi, sembrerebbero uguali.
Il Mondiale è dentro un calendario, non dopo una pagina bianca
La cronometro mondiale si è disputata il 20 settembre 2026: il risultato ufficiale Tissot conferma McNulty quarto. Sette giorni dopo è arrivato il titolo mondiale in linea a Montréal, confermato dall’UCI. La vicinanza degli appuntamenti ricorda che anche le gare fanno parte del carico.
Per questo lo scarico non si interpreta soltanto contando le ore da lunedì a domenica. Una seduta specifica può accorciarsi mentre restano endurance e richiami; una settimana con una gara non si confronta automaticamente con una settimana senza competizioni. La sequenza descritta è interessante, ma non dimostra che tutti i professionisti debbano scaricare nella settimana precedente a quella dell’obiettivo.
Che cosa portare nel proprio allenamento
La lezione più utile è riconoscere la funzione delle giornate: costruire, prolungare, variare il ritmo, richiamare intensità e recuperare. Non serve adottare le durate di McNulty per applicare questo criterio. Serve capire quale variabile si sta aumentando e se il lavoro rimane compatibile con il proprio tempo disponibile, la storia di allenamento e il recupero.
Restano alcuni confini precisi: il narratore stesso propone come ipotesi il lavoro al caldo e una possibile giornata di test, ed è incerto sulla classificazione di alcuni 30/30. Una media cardiaca non basta a definire un recupero troppo intenso e un’attività non pubblicata non prova una giornata senza bici. Anche la FTP è un riferimento da contestualizzare, non una soglia individuale ricavabile da un singolo grafico.
L’interesse di questa preparazione sta nella possibilità di seguire una progressione leggibile. Attribuirle da sola il merito della maglia iridata sarebbe un salto ulteriore: capacità del corridore, recupero e dinamica della gara restano parte della storia. Il video mostra come ragionare sulle sedute; copiarne la lista non significa replicarne il risultato.
Foto di copertina: Filip Bossuyt / Wikimedia Commons, CC BY 2.0. Archivio Giro d’Italia 2023, non una fotografia degli allenamenti analizzati; ridimensionamento e conversione WebP.