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Pogacar tra i 100 più influenti dello sport: perché il ciclismo aveva bisogno di un volto così

Tadej Pogacar è stato inserito da TIME tra i 100 nomi più influenti dello sport: un riconoscimento che pesa anche per tutto il ciclismo.

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Tadej Pogacar inserito tra i 100 sportivi più influenti da TIME

Tadej Pogacar è stato inserito da TIME tra i 100 nomi più influenti dello sport nel 2026. La notizia, riportata da Cyclingnews, può sembrare laterale rispetto alle corse, ma in realtà racconta qualcosa di importante: il ciclismo ha di nuovo un volto riconoscibile anche fuori dalla sua bolla.

Pogacar compare nella sezione Icons accanto a nomi globali come Messi, Ronaldo, Shiffrin e Alcaraz. È l’unico ciclista della lista. Questo dettaglio conta, perché il ciclismo spesso fatica a uscire dal suo linguaggio interno: watt, classifiche, monumenti, grandi giri. Pogacar invece riesce a essere leggibile anche per chi non segue ogni gara.

Non è solo marketing

Il punto non è trasformare Pogacar in una mascotte. Il punto è che il suo modo di correre è immediato: attacca, vince su terreni diversi, non sembra mai prigioniero del calcolo. Per il pubblico specialistico questo apre discussioni tecniche; per il pubblico generalista rende il ciclismo più facile da raccontare.

Nel 2026 arriva al Tour de Suisse e poi al Tour de France con un ruolo enorme. Ogni sua corsa diventa un evento perché la domanda non è solo se vincerà, ma come. È una differenza che nel ciclismo moderno pesa tantissimo: i grandi campioni non generano soltanto risultati, generano attenzione.

Perché serve al ciclismo

Il ciclismo ha bisogno di personaggi capaci di superare il confine degli appassionati. Non basta avere gare belle se nessuno fuori dal settore sa chi guardare. Pogacar oggi funziona come porta d’ingresso: chi arriva per il nome può poi scoprire Vingegaard, Evenepoel, Van der Poel, Vollering, Seixas, Del Toro e tutto il resto del gruppo.

Questo non significa che il ciclismo debba ridursi a un solo corridore. Anzi, il rischio esiste. Ma avere un atleta riconoscibile dentro una lista globale è un vantaggio per tutti: sponsor, organizzatori, media e pubblico nuovo. La sfida sarà usare quella visibilità per raccontare meglio il movimento, non solo per celebrare il fenomeno.

Fonti: TIME, Cyclingnews, UAE Team Emirates-XRG.

Il rovescio della medaglia

La centralità di Pogacar porta anche una responsabilità. Quando un solo corridore diventa il volto del ciclismo, il racconto rischia di schiacciare gli altri. Il compito dei media specializzati dovrebbe essere l’opposto: usare l’attenzione che Pogacar genera per aprire porte, non per ridurre tutto alla sua superiorità.

Da questo punto di vista, il riconoscimento di TIME è una buona notizia se diventa un ponte. Pogacar attira pubblico; il ciclismo deve poi essere bravo a mostrare la complessità che c’è dietro: squadre, tattica, materiali, corse femminili, giovani e calendari che spesso restano invisibili fuori dalla nicchia.

Il prossimo passaggio sarà il Tour de France. Se Pogacar arriverà a luglio da favorito dominante, ogni scelta di calendario verrà riletta alla luce di quel riconoscimento globale. Non sarà più soltanto il campione da battere: sarà il volto più esportabile dell’intero movimento.