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Tour de France 2026, doppio Alpe d’Huez: perché il finale può essere brutale

Il Tour de France 2026 arriva due volte all’Alpe d’Huez: tappa 19 breve e nervosa, tappa 20 lunghissima con Croix de Fer, Galibier e Sarenne.

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Profilo altimetrico ufficiale della tappa 20 del Tour de France 2026 Le Bourg dOisans Alpe dHuez

Due arrivi consecutivi all’Alpe d’Huez non sono una scelta scenografica. Sono una dichiarazione di guerra alla classifica generale del Tour de France 2026. La tappa 19 e la tappa 20 usano lo stesso nome, ma non raccontano la stessa fatica: una è corta, nervosa e perfetta per un attacco secco; l’altra è un tappone monumentale da 5.600 metri di dislivello.

Nel percorso del Tour de France 2026 l’Alpe d’Huez è il punto emotivo più forte. Nel dettaglio tecnico, però, bisogna separare le due giornate. Pensare che siano due versioni dello stesso finale sarebbe un errore. La tappa 19 può accendere la miccia. La tappa 20 può far saltare tutto.

Tappa 19: Gap-Alpe d’Huez, 128 km per attaccare presto

La tappa 19 si corre venerdì 24 luglio da Gap all’Alpe d’Huez. Misura 128 km, quindi è abbastanza corta da favorire una corsa esplosiva. Non c’è una lunga fase di avvicinamento tranquillo: subito dopo il via arriva il Col Bayard, 5,1 km al 7,2%, poi il Col du Noyer, 7,2 km all’8,5%. È un inizio che può togliere uomini di squadra prima ancora che la tappa entri nella parte decisiva.

Dopo una parte più scorrevole, il Col d’Ornon riporta la corsa verso Bourg d’Oisans, porta classica dell’Alpe. Da lì arrivano i 21 tornanti più famosi del ciclismo: 13,8 km all’8,1%, con tratti duri nei primi chilometri e nella parte centrale. È una salita che non ha bisogno di spiegazioni, ma in questa tappa conta soprattutto quello che succede prima. Se una squadra riesce a isolare un leader già sul Noyer, l’Alpe può diventare il colpo finale.

Profilo ufficiale della tappa 19 del Tour de France 2026 Gap Alpe d’Huez
La tappa 19 è breve, ma parte subito con salite capaci di consumare le squadre.

Tappa 20: il giorno più brutale del Tour

Il giorno dopo cambia tutto. Sabato 25 luglio la tappa 20 parte da Bourg d’Oisans e arriva ancora all’Alpe d’Huez dopo 171 km e circa 5.600 metri di dislivello. È il tappone più brutale del Tour 2026: Col de la Croix de Fer, Col du Télégraphe, Col du Galibier, Col de Sarenne e finale all’Alpe. Non è solo una tappa dura. È una tappa che arriva dopo quasi tre settimane, dopo Solaison, dopo la crono e dopo il primo arrivo all’Alpe.

La Croix de Fer apre la giornata con 24 km al 5,2%, una salita irregolare che può già spaccare il gruppo se il ritmo è alto. Poi Télégraphe e Galibier costruiscono il blocco centrale: quasi 30 km di salita quasi continua, con il Galibier che porta la corsa a 2.642 metri, il punto più alto del Tour. Da lì non finisce. Dopo la discesa, il Col de Sarenne aggiunge 12,8 km al 7,3%, con rampe a doppia cifra. Solo dopo arriva il tratto finale verso l’Alpe d’Huez.

Profilo ufficiale della tappa 20 del Tour de France 2026 Le Bourg d’Oisans Alpe d’Huez
La tappa 20 mette insieme Croix de Fer, Télégraphe, Galibier, Sarenne e secondo arrivo all’Alpe d’Huez.

Perché due Alpe d’Huez cambiano la tattica

Due arrivi consecutivi nello stesso luogo obbligano le squadre a scegliere. Nella tappa 19 si spende per colpire o si conserva per il giorno dopo? Se un leader è in difficoltà, conviene affondare subito o aspettare la tappa più dura? Se un corridore guadagna nella prima Alpe, il giorno successivo dovrà difendersi su un percorso ancora più feroce.

Questa doppietta crea un dilemma raro. La tappa 19 invita all’attacco perché è corta. La tappa 20 invita alla prudenza perché è lunghissima. Ma il Tour non permette sempre di scegliere il piano ideale. Se Pogačar sente debolezza, può attaccare già nella prima. Se Vingegaard vuole trasformare la corsa in logorio, può puntare tutto sulla seconda. Se Evenepoel o Red Bull devono recuperare, potrebbero provare a muovere la corsa da lontano.

Chi può guadagnarci

Vingegaard, sulla carta, può amare la tappa 20: lunga, alta, con fatica progressiva e salite che consumano più che esplodere. Pogačar può invece usare entrambe: la tappa 19 per l’attacco secco, la tappa 20 per consolidare o colpire ancora. Evenepoel dovrà gestire il rischio: se arriva vicino in classifica, dovrà evitare di essere isolato troppo presto. Gli outsider possono cercare la fuga nella tappa 19, ma nella tappa 20 la generale rischia di chiudere ogni spazio.

Per gli uomini in difficoltà, invece, il doppio arrivo è una trappola. Cedere nella tappa 19 significa dormire poco e ripartire il giorno dopo con il tappone più duro davanti. Cedere nella tappa 20 significa perdere tutto alla vigilia di Parigi. È il tipo di finale che può trasformare una top 5 in un crollo, o una maglia gialla fragile in una vittoria epica.

Il peso della storia

L’Alpe d’Huez porta sempre storia, ma nel 2026 il peso è doppio. Tom Pidcock fu l’ultimo vincitore maschile di una tappa del Tour all’Alpe, nel 2022, con un assolo dalla fuga. Nel 2013 il Col de Sarenne fu parte di una giornata memorabile vinta da Christophe Riblon. Il Tour 2026 rimette insieme quei riferimenti, ma in una forma ancora più compressa: due arrivi, due giorni, una classifica da decidere.

Se il Tour arriverà lì con Pogačar e Vingegaard ancora vicini, il doppio Alpe d’Huez può diventare il cuore sportivo dell’edizione. Se invece uno dei due avrà già preso il largo, sarà il terreno della conferma definitiva. In entrambi i casi, è difficile immaginare un Tour 2026 deciso senza passare da quei tornanti.

Fonti e collegamenti utili