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Gel al lattato nel ciclismo: come funziona e cosa dice la scienza

Il gel al lattato promette una fonte energetica aggiuntiva oltre a glucosio e fruttosio. Meccanismo, studi disponibili, dosi e dubbi per i ciclisti.

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Illustrazione tecnica di un gel al lattato usato durante un allenamento in bicicletta

Il gel al lattato è una nuova proposta per l’alimentazione nel ciclismo di endurance: accanto ai carboidrati tradizionali introduce lattato esogeno, una molecola che muscoli, cuore e cervello possono utilizzare come combustibile. L’idea è interessante e ha basi fisiologiche reali, ma il passaggio da “il corpo usa il lattato” a “ingerirlo migliora la prestazione” non è ancora dimostrato con la stessa solidità dei carboidrati durante lo sforzo.

Cos’èUn gel con carboidrati e lattato esogeno
Prodotto più discussoExoLactate / LACTATE 60
Formula dichiarataCirca 40 g di carboidrati e 5 g di lattato per gel
ObiettivoAggiungere energia senza aumentare ulteriormente glucosio e fruttosio
Prove sulla prestazionePreliminari e non ancora conclusive
Per chi può avere sensoAtleti molto allenati, seguiti da nutrizionisti e con assunzioni elevate di carboidrati

Cos’è il gel al lattato

Il prodotto che ha portato il tema nel ciclismo professionistico si chiama ExoLactate ed è stato sviluppato dal gruppo spagnolo From Lab to Field. La versione commerciale LACTATE 60 combina carboidrati e lattato in un formato pensato per essere assunto durante esercizi di endurance ad alta intensità. Non è quindi un gel che “elimina l’acido lattico” e non va confuso con bicarbonato, beta-alanina o prodotti destinati al recupero.

La formula descritta pubblicamente contiene circa 40 grammi di carboidrati e 5 grammi di lattato. L’obiettivo non è sostituire glucosio e fruttosio, ma affiancare una terza fonte energetica quando l’atleta assume già quantità molto elevate di carboidrati, spesso nell’ordine di 90-120 g l’ora.

Perché il lattato non è semplicemente uno scarto

La vecchia spiegazione secondo cui il lattato sarebbe il rifiuto responsabile della fatica è incompleta. Durante la glicolisi il muscolo produce lattato, che può uscire dalla fibra, circolare nel sangue ed essere trasportato in altri tessuti. Fibre muscolari più ossidative, cuore e altri organi possono riconvertirlo in piruvato e utilizzarlo nei mitocondri per produrre ATP.

È il concetto di lactate shuttle: il lattato trasferisce energia tra cellule e tessuti. La sua concentrazione nel sangue aumenta quando la produzione supera temporaneamente la capacità di utilizzo e rimozione, ma questo non significa che la molecola sia di per sé un veleno. La fatica ad alta intensità coinvolge acidificazione, fosfati, alterazioni ioniche, consumo di glicogeno e numerosi altri fattori.

Come dovrebbe funzionare il lattato ingerito

L’ipotesi è che il lattato assunto per bocca attraversi l’intestino tramite trasportatori dei monocarboxilati e raggiunga il sangue. Da lì potrebbe essere ossidato da muscoli, cuore e cervello oppure partecipare alla produzione di glucosio nel fegato. In questo modo aggiungerebbe energia senza passare dagli stessi trasportatori intestinali utilizzati da glucosio e fruttosio.

È questo il passaggio più interessante per il ciclismo moderno. Gli atleti d’élite hanno spinto l’assunzione di carboidrati verso valori molto alti, ma l’assorbimento intestinale resta un limite. Una fonte che viaggia su una via differente potrebbe aumentare l’energia disponibile senza aggiungere altro zucchero agli stessi canali già molto sollecitati.

Cosa dicono davvero gli studi

Le prove non permettono ancora di parlare di rivoluzione. Un trial pilota randomizzato in doppio cieco su 15 sportivi amatoriali ha osservato una potenza media circa il 4% più alta in una cronometro di 20 minuti dopo una dose orale modesta di lattato. Lo stesso studio non ha però rilevato cambiamenti in VO2peak, soglia ventilatoria o potenza alla soglia del lattato. È un segnale interessante, ma arriva da un campione piccolo e non dalla formula oggi proposta ai professionisti.

Un precedente studio su nove ciclisti, che utilizzava lattato di calcio e magnesio, non aveva trovato miglioramenti significativi in una prova di 20 km. Anche protocolli cronici con lattato di calcio non hanno prodotto vantaggi chiari nella capacità di ripetere sforzi ad alta intensità. Forma chimica, dose e timing erano differenti: non si possono trasferire automaticamente quei risultati a ExoLactate, ma nemmeno ignorarli.

La conclusione più corretta è quindi doppia: la capacità dell’organismo di usare lattato come combustibile è ben documentata; l’efficacia prestativa di uno specifico gel al lattato resta da dimostrare con studi indipendenti, numerosi e condotti in condizioni realistiche di gara.

Perché potrebbe funzionare meglio nei professionisti

Un corridore WorldTour dispone di una grande densità mitocondriale e di un’elevata capacità di ossidare lattato. Produce e ricicla continuamente questa molecola, soprattutto quando alterna ore di lavoro aerobico a salite, rilanci e finali intensi. È plausibile che un atleta con questa macchina metabolica sfrutti meglio una dose esogena rispetto a chi si allena poche ore la settimana.

Cambia anche il contesto. Il gel nasce per chi ha già ottimizzato alimentazione, idratazione, allenamento dell’intestino e assunzione di carboidrati. Per un amatore che assume 30-50 g di carboidrati l’ora, il margine più semplice non è aggiungere lattato: è imparare a mangiare con regolarità e raggiungere una quantità di carboidrati adeguata alla durata e all’intensità.

Dosi, tollerabilità e possibili problemi

Il produttore propone strategie differenti in base a durata e intensità, ma non esiste ancora una dose universale validata. Cinque grammi di lattato per gel non sono direttamente confrontabili con studi che hanno utilizzato sali di calcio o magnesio in quantità calcolate sul peso corporeo. Anche la combinazione con 40 g di carboidrati modifica assorbimento e risposta.

La tollerabilità gastrointestinale è un punto decisivo. Acidità, concentrazione della soluzione e quantità totale di gel possono causare nausea, pesantezza o disturbi intestinali. Il sito del prodotto riconosce inoltre che, negli sforzi molto lunghi ma poco intensi, alcuni atleti possono percepire sensazioni peggiori. Qualsiasi prova dovrebbe quindi avvenire in allenamento, mai per la prima volta in gara.

Gel al lattato e bicarbonato: la differenza

Il bicarbonato mira ad aumentare la capacità tampone extracellulare e a gestire meglio gli ioni idrogeno durante sforzi intensi. Il lattato esogeno viene invece presentato soprattutto come substrato energetico. Sono strategie diverse: una lavora sul buffering, l’altra prova ad ampliare il mix di combustibili. La presenza della parola lattato non rende i due prodotti equivalenti.

Vale la pena per un ciclista amatore?

Oggi la risposta prudente è: non come priorità. Prima vengono una strategia di carboidrati ben tollerata, acqua e sodio adeguati, allenamento dell’intestino e pianificazione delle dosi. Il gel al lattato può essere interessante per atleti evoluti che hanno già sistemato questi elementi e lavorano con un nutrizionista sportivo, ma non è ancora un acquisto sostenuto da prove robuste quanto un normale gel glucosio-fruttosio.

La tecnologia merita attenzione perché parte da una fisiologia seria e affronta un limite reale dell’endurance moderno. Per definirla rivoluzionaria servono però studi indipendenti sulla formula effettiva, confronti con gel isocalorici, campioni più ampi e protocolli di tre-cinque ore con finali ad alta intensità. Fino ad allora è una promessa tecnicamente credibile, non una scorciatoia dimostrata.

Questo articolo ha finalità informative e non sostituisce il parere di un medico o nutrizionista sportivo.

Fonti: ExoLactate / LACTATE 60, scheda del prodotto; El País, presentazione di ExoLactate; PubMed, trial pilota sulla supplementazione orale di lattato; PubMed, lattato di calcio e magnesio nella cronometro di 20 km; PubMed, review 2025 su lattato, acidosi e prestazione; PubMed, review sul metabolismo del lattato durante esercizio.