Remco Evenepoel ha vinto l’Amstel Gold Race 2026. Il belga della Red Bull-Bora-Hansgrohe ha battuto Mattias Skjelmose (Lidl-Trek) nella volata a due a Valkenburg, chiudendo 257 chilometri di corsa sulle colline del Limburgo olandese con un secondo di vantaggio sul danese. Benoît Cosnefroy (UAE Team Emirates-XRG) ha completato il podio arrivando dal gruppo inseguitori a 1’59”. È la prima vittoria di Evenepoel all’Amstel — una rivincita diretta contro Skjelmose, che l’anno scorso l’aveva battuto proprio qui.
La fuga e il controllo Red Bull
In nove sono andati in fuga sul Maasberg nei primissimi chilometri: tra loro anche l’italiano Marco Frigo (Israel Premier Tech). La Red Bull-Bora-Hansgrohe ha gestito il vantaggio tenendolo oltre quattro minuti per 130 chilometri, poi ha iniziato ad accelerare a 100 km dall’arrivo. Frigo è rimasto il più tenace tra i fuggitivi, resistendo fino a quando le squadre non hanno azzerato il divario a 36 km dal traguardo.
Il Kruisberg, la caduta e il quintetto di testa
L’azione decisiva è partita sul Kruisberg, con 42 chilometri ancora da percorrere. Romain Grégoire (Groupama-FDJ) ha attaccato, trascinandosi dietro Evenepoel, Skjelmose, Matteo Jorgenson (Visma-Lease a Bike) e Kévin Vauquelin (Ineos Grenadiers). Cinque corridori al comando — ma pochi secondi dopo, la gara è cambiata.
Vauquelin ha perso l’anteriore su un angolo in discesa reso viscido dalla pioggia — il pedale ha toccato il terreno e la bici è scivolata. Jorgenson, sulla sua ruota, non ha avuto scampo: è caduto pesantemente, ha sbattuto sull’asfalto e ha riportato la frattura della clavicola. Fuori dall’Amstel e fuori dalle Ardenne: niente Freccia Vallone, niente Liegi. Il direttore sportivo della Visma Frans Maassen ha raccontato: “Il pedale di Vauquelin ha toccato terra e lui ha perso l’equilibrio. Matteo non aveva nessun posto dove andare.”
Davanti restavano in tre: Evenepoel, Skjelmose e Grégoire.
Il Keutenberg, il Cauberg e l’isolamento di Skjelmose
Con 32 chilometri al traguardo, Evenepoel ha attaccato sul Keutenberg. Grégoire ha ceduto. Il francese è scivolato verso il gruppo inseguitori guidato da Cosnefroy, che in quel momento era a 16 secondi. Davanti restavano solo il belga e il danese.
Skjelmose non si è limitato a coprire le ruote: ha anche tirato, contribuendo ad alzare il vantaggio sul gruppo fino a 36 secondi, poi quasi un minuto all’avvicinarsi alla salita finale. Un lavoro condiviso — ma entrambi sapevano che avrebbe dovuto deciderla la volata sul Cauberg.
Quando Evenepoel ha lanciato il suo sprint, Skjelmose non ha risposto. Non perché abbia sbagliato qualcosa: semplicemente, non aveva le gambe per seguire. “Quest’anno lui mi ha battuto con le gambe,” ha detto dopo l’arrivo. “L’anno scorso sono stato fortunato, quest’anno era chiaramente più forte — era abbastanza ovvio.”
Evenepoel e la rivincita
Nel 2025, all’Amstel, Evenepoel era arrivato terzo. Skjelmose aveva vinto, Pogacar secondo. Un risultato che non aveva digerito. Dodici mesi dopo, sullo stesso percorso, nella stessa volata a due con lo stesso avversario, Evenepoel ha ribaltato tutto.
“Amo davvero questa gara. Tante salite corte e dure. La corsa si è aperta più o meno nello stesso punto dell’anno scorso. Mi sentivo molto più fresco nel finale. Lo sprint è stato molto meglio — avevo ancora qualcosa in corpo,” ha detto a fine gara.
Le Ardenne continuano
Con l’Amstel in tasca, Evenepoel entra nel vivo del suo blocco primaverile. Mercoledì 22 c’è la Freccia Vallone — salita del Muro di Huy, sua specialità. Domenica 26 la Liegi-Bastogne-Liège, che ha già vinto due volte e che resta l’obiettivo principale. Non aveva gareggiato né alle Fiandre né alla Roubaix: tutta la primavera costruita per arrivare qui al meglio. Oggi si è visto che la scommessa regge.
Jorgenson invece salterà entrambe le classiche. La sua Amstel si è chiusa sul cemento del Kruisberg.