Bici da corsa

Eurobike 2026, tre bici da tenere d’occhio: gravel aero, e-road potente e prototipi che anticipano il mercato

Da Eurobike 2026 arrivano segnali interessanti: gravel sempre più aero, e-bike strada meno timide e prototipi che raccontano dove sta andando il mercato.

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Bici e novità tecniche viste a Eurobike 2026

Eurobike non è solo una fiera piena di stand, colori e biciclette appese bene. È uno dei posti in cui si capisce con un po’ di anticipo dove sta andando il mercato. Non tutto quello che si vede diventerà un prodotto importante, non tutti i prototipi arriveranno identici nei negozi, ma alcune direzioni sono già chiare: gravel sempre più corsaiolo, e-bike strada meno nascoste e telai che cercano velocità senza copiare semplicemente le bici aero da WorldTour.

Tra le novità viste a Frankfurt nel 2026 ci sono tre filoni interessanti: un prototipo gravel Ridley molto aggressivo, la Megamo Upon con motore Avinox e la nuova idea gravel di Gusto. Tre bici diverse, ma accomunate da una cosa: non sembrano prodotti pensati per occupare una casella di catalogo. Sembrano segnali.

Ridley e il gravel che guarda sempre più alla strada

Il prototipo gravel mostrato da Ridley è probabilmente il più interessante per chi segue l’evoluzione delle bici da gara off-road. Non ha ancora un nome ufficiale definitivo nelle informazioni circolate, ma viene naturale pensare alla famiglia Kanzo. Quello che conta, però, è il linguaggio tecnico: posizione aggressiva, pulizia aerodinamica, passaggio gomme molto generoso e componentistica da gara.

Il dato più forte è la compatibilità gomme indicata fino a circa 58 mm. È un valore enorme se lo si legge con gli occhi di chi arriva dalla strada, ma oggi nel gravel racing ha senso: le gare veloci su sterrato non sono più semplici “strade bianche”. Ci sono fondi rotti, pietre, tratti tecnici, pressioni più basse e necessità di comfort senza perdere efficienza.

Bici Elemento chiave Cosa indica
Ridley prototipo gravel Clearance fino a circa 58 mm, assetto aggressivo, cockpit integrato Il gravel race si avvicina sempre più alla logica aero-road
Megamo Upon Motore Avinox e batteria da 600 Wh secondo le informazioni viste in fiera Le e-road non vogliono più solo nascondere l’assistenza
Gusto GTG prototype Prototipo gravel con identità race Marchi meno globali provano a inserirsi nel gravel prestazionale

La domanda vera: serve una gravel così estrema?

Dipende da cosa si intende per gravel. Se parliamo di uscite miste, viaggi leggeri e strade bianche tranquille, una bici così rischia di essere troppo specifica. Se invece parliamo di gare moderne, dove si corre forte per ore, la risposta cambia. Una posizione più bassa, un cockpit rigido, gomme grandi e un telaio che cerca meno resistenza all’aria possono fare differenza.

La tendenza è evidente: le gravel da gara stanno smettendo di essere “bici endurance con più spazio gomme”. Stanno diventando piattaforme proprie, con soluzioni da strada, MTB e cronometro mischiate in modo sempre più raffinato. Il problema sarà capire fino a che punto questa estremizzazione rimane gestibile per un amatore.

Megamo Upon: l’e-road smette di vergognarsi del motore

La Megamo Upon è interessante per il motivo opposto. Molte e-road cercano di sembrare bici muscolari: tubo obliquo sottile, motore nascosto, batteria invisibile, assistenza raccontata quasi sottovoce. Megamo prende una strada più chiara: il motore c’è, la batteria c’è, la bici deve essere potente e utilizzabile, non solo elegante in foto.

Il riferimento al sistema Avinox è importante perché porta dentro al ciclismo un approccio molto tecnologico. L’e-bike leggera da strada ha spesso vissuto in una zona ambigua: troppo costosa per il commuting puro, troppo assistita per chi cerca una bici race, troppo limitata per chi vuole autonomia e potenza. Una piattaforma più dichiarata può avere senso per chi vuole uscire forte, affrontare dislivello e ridurre il limite fisico senza fingere che l’assistenza non esista.

Gusto GTG: il valore dei marchi che osano

Gusto è un nome meno pesante rispetto ai grandi marchi globali, ma proprio per questo il prototipo GTG merita attenzione. Nel gravel prestazionale c’è ancora spazio per idee non completamente standardizzate. La presenza storica del marchio nel ciclismo europeo, anche attraverso progetti legati a squadre e giovani corridori, dà un contesto interessante: non è un esercizio casuale di stile.

Il gravel race è un segmento affollato, ma anche molto giovane. Chi arriva con una bici credibile, ben prezzata e con geometrie azzeccate può trovare spazio. La difficoltà sarà passare dal prototipo alla bici vendibile: taglie, pesi reali, prezzi, disponibilità, compatibilità gomme, montaggi e assistenza. È lì che le belle idee da fiera diventano prodotti veri o restano oggetti da stand.

La tendenza comune

Il filo che collega queste bici è la fine delle mezze misure. Il gravel race diventa più aggressivo. L’e-road smette di nascondere la propria identità. I prototipi cercano una personalità tecnica riconoscibile. È una buona notizia, perché il mercato bici ha bisogno di meno schede tutte uguali e più prodotti con una ragione chiara per esistere.

La parte difficile arriverà dopo Eurobike: pesi reali, prezzi, test indipendenti, geometrie complete e disponibilità. Fino ad allora bisogna restare prudenti. Ma una cosa si può dire: le bici più interessanti viste in fiera non sono quelle che promettono di fare tutto. Sono quelle che accettano di essere specifiche.

Fonte principale: Cyclingnews, report da Eurobike 2026.