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Kim Cadzow lascia il ciclismo a 24 anni: «Non era più il mio posto felice»

La neozelandese Kim Cadzow chiude la carriera professionistica a 24 anni: una scelta maturata quando pedalare aveva smesso di darle felicità.

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Kim Cadzow con la maglia EF Pro Cycling

Kim Cadzow lascia il ciclismo professionistico a soli 24 anni. La neozelandese, vincitrice di tre titoli nazionali e settima nella cronometro olimpica di Parigi 2024, ha spiegato che pedalare non era più il suo «posto felice»: la fatica quotidiana aveva iniziato ad assomigliare sempre più a una punizione.

Non è un ritiro annunciato dopo una lunga parabola sportiva, ma la scelta lucida di una ragazza arrivata molto rapidamente ai massimi livelli. Cadzow non gareggiava dall’estate 2025 e non aveva preso parte ad alcuna corsa nel 2026. Nel messaggio con cui ha comunicato la decisione ha chiarito di non voler continuare fino al punto di odiare uno sport che le aveva dato tanto.

Dal triathlon alle Olimpiadi in appena tre anni

La velocità della sua ascesa rende la notizia ancora più significativa. Cadzow aveva iniziato a dedicarsi al ciclismo a 19 anni, dopo un passato nel triathlon. Nel 2023 era diventata professionista con Jumbo-Visma; l’anno seguente era passata alla formazione EF, trovando spazio nelle corse più importanti del calendario.

Il 2024 era stato il momento della consacrazione. Aveva vinto tappa e classifica generale del Trofeo Ponente in Rosa, chiuso al sesto posto la Liegi-Bastogne-Liegi e conquistato il titolo neozelandese a cronometro. Ai Giochi di Parigi aveva poi ottenuto un eccellente settimo posto contro il tempo, oltre a partecipare alla prova in linea.

Nel complesso lascia con tre titoli nazionali senior e tre Grandi Giri disputati. La sua ultima presenza in gara risale al 17 luglio 2025, alla Zottegem-Strijpen. Da allora il silenzio agonistico, fino alla spiegazione pubblica di queste ore.

Una scelta che non va confusa con una sconfitta

Le parole di Cadzow aprono una finestra sulla distanza che può crearsi tra il piacere di andare in bici e le richieste del professionismo. Calendari, trasferte, allenamenti e aspettative trasformano un talento in un lavoro a tempo pieno. Non basta essere forti: serve anche riconoscersi nella vita necessaria per continuare a esserlo.

La neozelandese non ha presentato una diagnosi medica e non sarebbe corretto attribuirgliene una. Ha descritto però con chiarezza la perdita del piacere che l’aveva portata allo sport e la volontà di fermarsi prima che quel legame si spezzasse del tutto. È una decisione personale, presa quando il suo potenziale sportivo sembrava ancora lontano dall’essere esaurito.

Nel saluto ha ringraziato famiglia, amici, compagne e persone incontrate lungo il percorso, invitando i giovani atleti a tenere vicini gli affetti anche mentre inseguono i propri obiettivi. Non ha escluso che la bici possa continuare a far parte della sua vita: cambia il rapporto con la competizione, non necessariamente quello con il ciclismo.

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