Un controllo antidoping con un risultato anomalo portò Torstein Træen a scoprire un tumore testicolare. Quattro anni dopo, il norvegese è arrivato a indossare la maglia gialla al Tour de France 2026. La sua storia mostra perché un dato fuori norma non è sempre la prova di una frode e perché il passaporto biologico può avere anche un valore sanitario.
Il controllo e l’hCG anomala
Nel 2022, dopo la Volta a Catalunya, nel campione di Træen venne rilevata gonadotropina corionica umana, o hCG. Negli uomini questa sostanza può essere utilizzata in pratiche dopanti ed è quindi ricercata nei controlli, ma può anche essere prodotta da alcuni tumori, soprattutto testicolari.
Træen negò di aver assunto sostanze. Il medico della squadra e gli organismi antidoping non si fermarono all’ipotesi di violazione: gli approfondimenti clinici portarono all’individuazione di un piccolo tumore a un testicolo.
La diagnosi e il ritorno alle corse
Il corridore fu operato e gli venne rimosso il testicolo interessato. La diagnosi precoce evitò che la malattia avanzasse e gli permise di tornare all’attività agonistica in pochi mesi. Træen ha raccontato che, inizialmente, la telefonata sembrava quasi assurda: si sentiva un atleta sano e non associava il controllo a un possibile problema oncologico.
Perché si parla di “controllo che gli salvò la vita”
La formula è giornalistica, ma descrive un passaggio reale: senza quel valore anomalo, il tumore avrebbe potuto essere scoperto più tardi. Non significa che ogni positività sia una diagnosi medica né che l’antidoping sostituisca lo screening. Significa che, in questo caso, la ricerca dell’hCG accese un allarme decisivo.
Dalla malattia alla maglia gialla
Træen è tornato a vincere, ha indossato la maglia rossa alla Vuelta 2025 e al Tour 2026 ha conquistato il primato grazie alla fuga della quarta tappa. La successiva caduta nella discesa del Tourmalet ha chiuso bruscamente quella parentesi, ma non ne riduce il significato: la maglia gialla è arrivata dopo un percorso che pochi anni prima sembrava secondario rispetto alla salute.
Una storia da raccontare con precisione
Træen non venne “salvato dal doping”: fu aiutato da un controllo antidoping e dalla corretta interpretazione medica di un marcatore anomalo. È una distinzione essenziale, sia per non trasformare la malattia in sensazionalismo sia per comprendere il lavoro congiunto tra laboratorio, squadra e medici.
Fonti: Cycling Weekly, storia di Torstein Træen; Tour de France, intervista a Træen in giallo; Aftenposten, racconto della diagnosi.