Gare

Pogačar, Sjoerd Bax racconta il cambio che lo ha reso ancora più difficile da battere

Sjoerd Bax, ex compagno di Pogačar alla UAE, ha spiegato perché il passaggio a Javier Sola ha cambiato il modo di allenarsi dello sloveno.

Pubblicato di 5 min lettura
Tadej Pogačar al Tour de Suisse 2026 prima del Tour de France

La frase è di quelle che funzionano perché sembra togliere magia proprio al corridore più magico del gruppo. Sjoerd Bax, ex compagno di Tadej Pogačar alla UAE Team Emirates tra 2023 e 2024, ha raccontato a Wieler Revue un dettaglio interessante sul cambio di preparazione dello sloveno: con Javier Sola, Pogačar non avrebbe scoperto un metodo segreto, ma avrebbe iniziato ad allenarsi in modo più vicino agli altri professionisti di vertice. Solo con un volume e una qualità di lavoro che pochi possono assorbire.

È una lettura importante perché arriva nel momento giusto. Pogačar è entrato nel percorso verso il Tour de France 2026 con un’altra dimostrazione di forza al Tour de Suisse, e ogni segnale sul suo rendimento viene letto in funzione del duello con Jonas Vingegaard, Remco Evenepoel e gli altri favoriti del Tour. Bax non aggiunge mistero. Al contrario, rende la trasformazione più concreta: materiali migliori, preparazione più mirata, meno errori intorno a un atleta già fuori scala.

Cosa ha detto Bax su Javier Sola

Il punto centrale dell’intervista è il passaggio di Pogačar a Javier Sola, preparatore spagnolo diventato uno dei nomi più osservati del ciclismo moderno. Bax lo conosce bene, perché Sola è stato anche il suo allenatore. La sua lettura è netta: dal 2022 al 2023 UAE avrebbe fatto un grande salto soprattutto sul materiale; dal 2024 il salto successivo sarebbe arrivato dalla preparazione.

Bax non presenta Sola come un “mago”. Anzi, il ragionamento è quasi opposto: con un corridore come Pogačar, il compito principale di un allenatore è evitare di rovinare ciò che già esiste. Tradotto in termini pratici, significa non inseguire numeri di potenza per il gusto di vederli comparire sul file, non caricare l’atleta nel momento sbagliato, non confondere la ricerca del dato con la costruzione della prestazione.

È una frase che dice molto anche del ciclismo attuale. Tutti parlano di watt, soglie, carichi, nutrizione e dati, ma il valore non sta nel dato isolato. Sta nel modo in cui quel dato viene usato. Un corridore può avere una FTP altissima, una grande capacità di recupero e numeri impressionanti in allenamento, ma se il piano non rispetta il quadro complessivo, la forma si consuma invece di crescere.

Più esplosività, più carico, più continuità

Secondo Bax, il cambiamento con Sola riguarda soprattutto il tipo di lavoro. Prima, sotto Iñigo San Millán, Pogačar avrebbe fatto meno lavoro esplosivo. Con Sola, invece, avrebbe iniziato a seguire una preparazione più simile a quella di molti altri professionisti, ma “due tacche più dura”, perché il suo motore consente di reggere più lavoro.

Questa è la parte più interessante. Non perché sveli un protocollo, ma perché aiuta a leggere le prestazioni viste dal 2024 in poi. Il Pogačar attuale non sembra solo più forte in salita o più resistente nelle giornate dure. Sembra più completo nelle accelerazioni ripetute, più capace di trasformare un attacco in una lunga progressione, più libero di correre fuori schema senza pagare subito il prezzo dello sforzo.

Il punto non è fare “più allenamento” in modo grezzo. Nel ciclismo moderno il carico va distribuito tra lavori di base, intensità di soglia, sedute sopra soglia, richiami neuromuscolari e recupero. Le zone di allenamento servono proprio a non mettere tutto nello stesso sacco. Nel caso di Pogačar, la differenza sembra essere la capacità di sostenere blocchi più pesanti senza perdere freschezza, lucidità e reattività.

Perché questa storia conta in vista del Tour

La preparazione di Pogačar è diventata un tema quasi tattico. Se un corridore può attaccare da lontano, chiudere da solo, recuperare e ripresentarsi competitivo pochi giorni dopo, cambia il modo in cui gli avversari devono correre. Non basta più marcarlo negli ultimi tre chilometri della salita finale. Bisogna capire dove può trasformare una giornata normale in una giornata ingestibile.

Questo pesa soprattutto sul Tour de France 2026. Il percorso propone giornate in cui il controllo di squadra sarà importante, ma anche tappe in cui la corsa potrà rompersi molto prima del finale. Se Pogačar arriva con questa combinazione di fondo, esplosività e recupero, UAE Team Emirates-XRG avrà più modi per mettere pressione: attacco secco, accelerazione lunga, selezione da lontano, oppure semplice logoramento sul ritmo.

La lettura di Bax non cancella gli altri fattori. Il materiale conta. La squadra conta. La nutrizione conta. La gestione del calendario conta. Ma dà una chiave semplice: dal 2024 Pogačar non è diventato dominante perché ha trovato un trucco, bensì perché il suo talento è stato incanalato dentro un sistema più adatto alle sue caratteristiche.

Il dettaglio che forse spaventa di più gli avversari

La parte più scomoda, per chi dovrà affrontarlo a luglio, è che il racconto di Bax non descrive un picco casuale. Descrive una normalizzazione del metodo. Pogačar si allena come un professionista moderno di altissimo livello, ma può permettersi di farlo con più carico, più intensità e più continuità. Se il sistema resta stabile, non è una fiammata: è una base di rendimento.

È qui che la frase sull’allenatore che può “solo rovinare” le cose diventa più profonda di quanto sembri. Con un corridore normale, il preparatore deve costruire molto. Con un fuoriclasse, deve scegliere cosa non toccare, cosa non forzare, quando non farsi sedurre dai numeri. Sola, nella lettura di Bax, avrebbe trovato un equilibrio raro: rendere Pogačar più moderno senza renderlo meno Pogačar.

Per il pubblico, la conseguenza è semplice: quando vediamo Pogačar attaccare da lontano, non stiamo guardando soltanto talento allo stato puro. Stiamo guardando talento, preparazione, capacità di carico e gestione del rischio messi nella stessa direzione. Ed è per questo che ogni sua accelerazione, da qui al Tour, dirà qualcosa in più di una semplice prova di forma.

Fonti e approfondimenti