Tadej Pogačar e Jonas Vingegaard sono stati svegliati durante la notte per due controlli antidoping a sorpresa prima della tappa 15 del Tour de France 2026. Il danese ha ricevuto la visita dei controllori intorno alle 2, mentre la maglia gialla è stata controllata verso le 5. Pogačar ha raccontato di non essere più riuscito a prendere sonno: «Ho dormito solo quattro ore».
Il punto sollevato dai corridori e dalle squadre non riguarda la legittimità dei controlli, che entrambi considerano necessaria, ma la scelta dell’orario. Il test è arrivato tra due giornate di montagna, dopo la tappa conclusa a Le Markstein e prima della Champagnole-Plateau de Solaison: una fase del Tour nella quale recupero e qualità del sonno possono incidere direttamente sulla prestazione.
Controlli antidoping alle 2 e alle 5 del mattino
Secondo quanto riportato inizialmente da Eurosport e confermato da altri media presenti al Tour, Vingegaard è stato il primo a essere svegliato. «Qualcuno ha bussato alla mia porta alle due di notte», ha spiegato il capitano della Visma-Lease a Bike, definendo poco ideale una procedura capace di interferire con sonno e rendimento.
Tre ore più tardi è toccato a Pogačar. Per lo sloveno il problema è stato soprattutto l’impossibilità di riaddormentarsi. La maglia gialla ha riferito di essere andata a letto tardi e di avere quindi accumulato appena quattro ore di riposo. Non è la quantità di sangue o urina prelevata a preoccupare, ma l’interruzione della parte più importante della notte in uno dei momenti più faticosi della corsa.
Visma e UAE Team Emirates-XRG hanno espresso perplessità sul tempismo. Anche Vingegaard ha però evitato di mettere in discussione il principio dei test: controllare i corridori è giusto, ha chiarito, ma farlo nel cuore della notte rischia di trasformare la procedura in un fattore sportivo.
Perché i controlli possono avvenire senza preavviso
Nel ciclismo internazionale il programma antidoping collegato all’UCI è gestito operativamente dall’International Testing Agency. L’ITA agisce in maniera indipendente nella pianificazione dei controlli in gara e fuori competizione, nella valutazione del rischio e nella gestione del passaporto biologico. La stessa UCI chiarisce che la scelta e l’esecuzione dei test non sono gestite direttamente dalla federazione.
La sorpresa è una componente essenziale del sistema. Durante un Grande Giro i controlli non sono limitati al traguardo, quando vengono normalmente testati il vincitore di tappa e la maglia gialla. Il piano può prevedere verifiche mirate in altri momenti, sulla base di analisi di rischio, dati del passaporto biologico e informazioni raccolte dall’unità investigativa.
Questo spiega perché un controllo possa arrivare in hotel, ma non chiude la discussione sull’orario. La domanda posta dalle squadre è se lo stesso obiettivo potesse essere raggiunto riducendo l’impatto sul riposo, oppure applicando una procedura notturna più uniforme. Su questo punto non risultava ancora diffusa una spiegazione pubblica specifica dell’ITA al momento della pubblicazione.
Nessun sospetto automatico su Pogačar e Vingegaard
È importante non attribuire al controllo un significato che non ha. Essere sottoposti a un test antidoping non indica una positività, un’indagine o una contestazione. Pogačar e Vingegaard sono i primi due uomini della classifica generale e i riferimenti sportivi del Tour: rientrano quindi naturalmente tra i corridori maggiormente controllati.
La polemica riguarda esclusivamente l’equilibrio tra efficacia del programma e tutela del recupero. Dopo la vittoria di Pogačar a Le Markstein, i due hanno affrontato la notte che precedeva un’altra tappa di montagna con arrivo a Plateau de Solaison. Per chi sta disputando la classifica generale, quattro ore di sonno non sono un dettaglio.
La questione ora è il protocollo, non il controllo
La vicenda lascia una distinzione netta. I test a sorpresa sono indispensabili e la loro prevedibilità ne ridurrebbe l’efficacia. Allo stesso tempo, svegliare alle 2 e alle 5 del mattino i due principali rivali del Tour introduce un effetto concreto sul recupero che merita una spiegazione.
Pogačar e Vingegaard non hanno chiesto meno controlli. Hanno chiesto, in sostanza, che la lotta antidoping non finisca per alterare la gara attraverso il sonno. È su questo confine che ITA, squadre e corridori dovranno trovare una procedura più chiara.
Fonti: Eurosport Italia, AS, UCI.