Il caldo al Tour de France 2026 ha aperto un confronto che non si chiude con qualche borraccia in più. Tadej Pogačar vorrebbe ripensare l’intero calendario per evitare le corse nelle regioni più calde durante luglio e agosto. Christian Prudhomme, direttore del Tour, riconosce che il cambiamento climatico imporrà nuovi adattamenti, ma esclude per ora di spostare la Grande Boucle dal suo posto tradizionale.
Cosa ha chiesto Pogačar
La posizione della maglia gialla è arrivata dopo la nona tappa, accorciata di 30 chilometri per l’allerta rossa in Corrèze. Pogačar ha spiegato che una partenza alle 10 non risolverebbe il problema: il gruppo continuerebbe a pedalare nelle ore più calde e arriverebbe proprio nel pomeriggio. Per cambiare davvero l’esposizione, servirebbero partenze alle 8 o alle 9, con sveglia e preparazione anticipate di diverse ore.
La proposta più ampia riguarda però la distribuzione geografica delle corse. Secondo lo sloveno, nei mesi centrali dell’estate bisognerebbe evitare le zone sottoposte alle temperature più alte. È un’idea che coinvolge Tour, Vuelta e molte corse minori: non basta spostare una tappa, occorre ricostruire gli incastri fra calendari, televisioni, territori e periodi di preparazione.
Perché Prudhomme difende luglio
Prudhomme è stato netto sul calendario: un cambiamento potrà forse diventare necessario, ma non è oggi in programma. Il direttore ha anche indicato un limite pratico delle partenze mattutine. Per partire alle 9, squadre e organizzazione dovrebbero pernottare molto vicino alla località di avvio; questo spingerebbe il Tour verso le grandi città e renderebbe più difficile coinvolgere paesi e centri medi, una componente centrale dell’identità della corsa.
C’è poi la televisione. Prudhomme non la presenta come l’unica ragione, ma ricorda che la copertura generalista e gratuita sostiene pubblico, sponsor e valore commerciale della gara. Anticipare stabilmente l’arrivo alla prima parte del pomeriggio cambierebbe la platea e l’intero programma delle emittenti.
Le misure già adottate non bastano per sempre
Durante il Tour 2026 l’UCI ha già allentato alcune regole di rifornimento, consentendo sacche con più borracce anche in zone normalmente dedicate alla sola distribuzione d’acqua. I corridori usano gilet refrigeranti, ghiaccio, bevande fredde e gel congelati. Sono contromisure necessarie, ma intervengono quando la corsa è già dentro l’emergenza.
La richiesta del sindacato corridori CPA va oltre: discutere durante l’inverno nuove regole per il 2027, senza aspettare la prossima allerta. Fra le opzioni realistiche ci sono soglie condivise per modificare orari e distanze, maggiore flessibilità dei trasferimenti e protocolli che considerino temperatura, umidità e durata dello sforzo.
Il punto vero: decidere prima dell’emergenza
Pogačar e Prudhomme partono da ruoli diversi. Il corridore sente il rischio sulla strada; l’organizzatore deve far funzionare una macchina che coinvolge migliaia di persone. Entrambi, però, ammettono che il clima sta cambiando le condizioni di gara. La distanza rimane sul momento della scelta: Pogačar chiede una revisione strutturale, Prudhomme preferisce adattamenti mirati.
Il Tour ha già mostrato di poter accorciare una tappa. Il passo successivo sarà definire regole prevedibili, invece di negoziare ogni volta sotto il sole. La nostra guida alla tappa 9 accorciata dal caldo ricostruisce il precedente che ha riaperto il dibattito.
Fonti
- UCI, misure per il caldo al Tour.
- Velora Cycling, dichiarazioni di Prudhomme e posizione della CPA.
- Cyclingnews, dichiarazioni di Pogačar.